Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

sabato 17 settembre 2011

Una domandina facile facile

Se vogliamo ammettere che la misura è colma, che la politica -ufficiale- ci ha nauseato, che la situazione economica è senza ritorno, che... aggiungete un po' voi (e sempre se vogliamo ammettere che sia così), essendo in tempo di scuola, vi do' una traccia da sviluppare; massimo una cartella, sono ammessi tutti gli stili letterari (e anche le parolacce e le invettive):

SU QUALI BASI VORRESTE FOSSE RI-FONDATA LA NOSTRA SOCIETA'?

Per rendervi meno gravoso e più gradito il compito, un fermo-immagine del nostro tempo, anche se scritto nel 1976. A seguire c'è anche la musica:

EAA ma come andiamo forte
eaa ormai nessuno ci può fermar
  EAA giù per la discesa
  eaa ormai nessuno ci può fermar
EAA dritti verso il burrone
eaa ormai nessuno ci può fermar
  EAA ho parlato col conducente
  e mi ha detto in un orecchio
 che ha i freni rotti e che non vanno più
EAA mi hanno detto che non è sua la colpa
ma che lui farà il suo dovere fino in fondo
e poi si vedrà
  EAA giù per la discesa, dritti verso il burrone
  ormai nessuno ci può fermar
EAA mi sono distratto per un momento
e il conducente ha premuto un bottone
e si è catapultato giù.
  EAA ma chi se lo aspettava
  che era un pullman così attrezzato
  che quello si catapultava giù
EAA gli altri continuano a intonare cori
non si sono ancora accorti di niente
e continuano a cantar
  EAA vorrei prendere io in mano il volante
  però poi ripensandoci bene
  ma chi me lo fa far
EAA qui le cose si mettono male
quasi quasi premo anch'io quel bottone
e mi catapulto giù
  EAA ma come vanno forte
  non si sono ancora accorti di niente
  e continuano a cantar
 



(Com'era avanti certa gente!)
Anche se non si direbbe, questo è un post molto serio.
Vi aspetto.

TIM

12 commenti:

  1. A me basterebbe che fossero persone oneste i nostri futuri politici, gente che non antepongano i "loro" interessi a quelli della collettività; che non si vendano al miglior offerente e che non ci prendano per il "culo". Poi penso che siamo in ItaGlia e mi viene amaramente da ridere....:(
    Anche questa, nonostante non sembri è una risposta seria. ;)

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  2. Si certamente, questo è un punto che riguarda i politici, la loro posizione. Ma quali sono i valori che NOI vorremmo per tutta la società? In che tipo di mondo (anche solo italiano) vorremmo vivere? Di fronte a questa domanda io ancora non riesco ad avere le idee chiare, se ci penso seriamente. Per cosa mi vorrei veramente battere, a costo di qualsiasi cosa?

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  3. Alla faccia della domanda facile! Penso che servano solidarietà e compassione, virtù che oggi sembra quasi convenga nascondere.

    Simone

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  4. @ Simone: anche questa è un'ottima risposta. E con quali azioni dovremmo concretizzarle se fossimo politici e dovremmo stilare alcuni punti realizzabili per il nostro programma?

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  5. Beh, una cosa che dovrebbe essere importante è:
    - la legge è uguale per tutti.
    Sui valori sono d'accordo con Simone e aggiungerei onestà e abolirei la corruzione e gli sprechi.
    Molto scontata, ma sono cose ovvie e che purtroppo mancano.

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  6. Abbiamo la costituzione migliore del mondo, dobbiamo applicarla. Lo si può fare solo azzerando l'attuale classe dirigente e ripartendo letteralmente da zero. Non ci manca nulla, abbiamo le persone giuste.

    Angelo Benuzzi

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  7. Vorrei un mondo dove il "sentire comune" non fosse solo sinonimo di qualunquismo, ma reale capacità di comprendere l'altro. Pretendo che chi si occupa di politica lo faccia in un ottica di servizio alla comunità, e che ognuno di noi sia chiamato a turno a ricoprire ruoli di rappresentanza e amministrazione, a seconda delle proprie competenze. Si può "servire" la società a qualunque livello, comprendendone i meccanismi e dimenticando il senso di estraneità e impotenza così pesante da sopportare in questi giorni. Una sorta di servizio civile politico, retribuito in maniera standard ( tipo guadagnare secondo il livello, con un tetto non superiore ai cinquantamila euro l'anno). Poi legherei gli stanziamenti per le spese militari all'andamento del paese (quindi in questo periodo non avrebbero soldi nemmeno per il lubrificante dei fucili). A proposito delle liquidazioni miliardarie che dirigenti e amministratoti IRI, ENI &co. hanno sempre intascato, ora basta: il TFR deve esistere solo per i dipendenti di basso profilo, per integrare lo stipendio. Se l'azienda ha funzionato come doveva, il pezzo grosso se ne andrà con un bonus adeguato, altrimenti potrebbe venire indagato per manifesta incapacità o comportamento fraudolento. Voglio un mondo dove il web e il pane impastato in casa si fondano, dove l'attenzione e la solidarietà smettano di essere un evento, dove si torni ad aggiustare piuttosto che a gettare.....
    Grazie per lo spazio.
    Nadia

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  8. @ Angelo: sono daccordissimo con te. Forse è per questo che vogliono cambiarla!
    @ Nadia: il mio spazio è sempre a disposizione di tutti (altrimenti perché terrei un blog?). Hai detto cose molto interessanti e importanti. "Vorrei un mondo dove il "sentire comune" non fosse solo sinonimo di qualunquismo, ma reale capacità di comprendere l'altro." La comprensione della vita (gioie e dolori) altrui è indispensabile per creare un mondo condiviso. La possibilità di partecipare tutti all'amministrazione pubblica, a turno e secondo le proprie capacità, mi ricorda un po' alcune idee di -mi sembra- Gramsci a proposito dell'organizzazione del partito. Anche questa è un idea che trovo buona. Così come il fatto che è incivile fare spese per le guerre quando in casa combattiamo contro la fame e la povertà, come nei paesi dove andiamo ad 'esportare la demokrazia'. Purtroppo il nostro tempo è al soldo (è il caso di dire!) del dio quattrino e tutto viene fatto solo se c'è un ritorno economico; basti pensare ai tagli fatti a sanità, scuola e cultura: tutti campi che nopn danno un ritorno immediato di soldi, e a nessuno frega se un ospedale che funziona salva la vita alle persone, se un ragazzo che studia un domani avrà la possibilità di esprimersi meglio come persona umana e mettersi al servizio degli altri. Sulla cultura preferisco tacere. Grazie dell'intervento approfondito.

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  9. Mah, io vedo che sul globale tutto diventa ingestibile. Vorrei una società basta sui "kibbutz" israeliani, sui villaggi autosufficienti cinesi, una società dove si parte dal piccolo, dal mio quartiere in cui io (e tutti) devono dare il loro contributo (non tanto economico quanto comportamentale) affinchè la "comunità" possa andare avanti bene, senza trovarsi a corto di qualcosa.
    Però mi rendo conto di chiedere troppo.

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  10. Per alcune cose (specie la questione 'energia') ho trovato molto buono il libro di Mercalli: "Prepariamoci" e forse ne parlerò appena posso. Effettivamente le cose che dici sono abbastanza fattibili anche perché danno un controllo immediato della situazione. La gestione dei piccoli gruppi è sempre più facile e da più soddisfazione ai partecipanti; solo che bisognerebbe arrivare all'autarchia produttiva come nelle aspettative del ventennio. In effetti, come dice anche Mercalli, se depuriamo dalla deriva dittatoriale quel periodo, ci accorgiamo che molte idee, anche non realizzate fino in fondo, furono positive.

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  11. Assolutamente sì!!! E' che lo schifo autoritarista dell'uomo forte provoca un tale blocco psicologico nei confronti di una valutazione distaccata del periodo e spinge a buttare via anche il bambino con l'acqua sporca ( mi correggo: con i liquami della fossa biologica). Sì ai piccoli gruppi, molto più semplici da sostenere come risorse, no al singolo individuo, perché come è vero che nessuno è un'isola, è ancora più vero che si ha bisogno dell'aiuto di tutti quando si devono gestire bambini e anziani. E quando l'orto richiede di essere zappato, le canzoni di diffondersi nell'aria e il cuore di stare al caldo....
    Buona giornata a tutti!
    Nadia

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  12. @ Nadia: son contento che alle 5 del mattino sei così piena di energia! Forse stiamo delineando una visione utopica del futuro che vorremmo, o forse chiamiamo utopia quello che non vogliamo realizzare perché ci scomoderebbe dal nostro trono di saggezza da cloaca. Gli ashram gandhiani o i kibbutz israeliani (come ricordava Ariano) sono modelli fattibili e realizzabili, ma questo non sarebbe senza dubbio gradito al potere (civile ed ecclesiale) che ha lo scopo di controllare e sottomettere. Come è bello poter radunare migliaia di persone in una sola piazza o in una sola chiesa e 'istruirla' su ciò che è buono e ciò che è cattivo!

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