Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

lunedì 18 giugno 2012

Racconto a puntate: È solo un gioco, commissario Bacone! (4)


Tornano i magnifici 5!
Forse oggi ne sapremo un po' di più
sul loro conto!
E qui mettiamo un altro tassello per la risoluzione del mistero!



È solo un gioco, commissario Bacone!




Personaggi:
Arturo Marcone: destinatario di una lettera
Francesco Bacone: commissario
Stefano Conci: ispettore (come semplice comparsa)
Marika Garrone: assistente
Nino Geremicca: agente
Gennaro Bellagamba: agente scelto
Gegè: barista



Come sempre il locale era pieno di fumo di sigarette.
Gegè vide Bacone e lo salutò.
“Commissario Bacone!”
“Ma non c’è il divieto di fumo nei locali pubblici, Gegè?”
Il barista si guardò attorno, poi con aria innocente disse:
“Commissà, se li conta qua dentro ci stanno quattro poliziotti, il dottor Condrò, io e lei. A chi intimo di smetterla ed eventualmente faccio la multa?” Gegè fece una pausa scenica.“O la vuole elevare lei la contravvenzione? Se preferisce, nella mia qualità di incaricato responsabile della legge antifumo per questo locale” e indicò la targhetta no-smoking,” le faccio la denuncia contro questi avventori che fumano. Procedo?”
“Un orzo all’anice, Gegè” recitò Bacone scrollando le spalle.
“Subito, commissario!” e si girò verso la macchinetta per l’espresso. Poi armeggiando coi filtri, disse:
“Mi permette una domanda indiscreta, commissario?”
“Se non è troppo indiscreta… “
“Spero di no!” si girò un attimo verso il poliziotto e continuò. “Ma quel nome, Bacone, da dove viene?”
“In che senso, Gegè? È il mio cognome!”
“Sì, ma non è normale. E poi, detto tra di noi e senza offesa” e si rigirò verso la macchinetta dove l’orzo stava per riempire la tazza, “se io fossi un personaggio televisivo o il protagonista di un libro e avessi quel nome, mi rifiuterei di esistere. Anzi sputerei proprio in un occhio a quello che mi ha chiamato così.”
Tornò a voltarsi verso il bancone e poggiò la tazzina davanti al commissario.
“Non suona bene. Con tutto il rispetto, eh! Ma vuole mettere: commissario Maigret, tenente Colombo” e sembrava recitare locandine di film di successo “Ti riempi la bocca.”
“Gegè, ma stamattina ti sei svegliato polemico o ce l’hai solo con me! Perché anch’io ce l’ho un po’ girate oggi!”
Gegè alzò le mani in segno di resa e disse:
“Non sia mai, dottò! Con tutto il rispetto che ho per lei! Ci mancherebbe! Se si è offeso, mi scuso con lei!”
“Niente offesa Gegè. E grazie dell’orzo.”
Bacone tirò fuori dalla tasca la copia della lettera arrivata a Marcone, la mise sul bancone e continuò a sorseggiare dalla tazza. Ogni tanto prendeva il foglio e lo rileggeva.
Gegè finì di servire il caffè ad un tipo smilzo appena arrivato, che rivelò subito il vezzo di alzare il mignolino portando la tazzina alle labbra. Poi diede uno sguardo di sbieco al foglio del commissario. Corrugò per un attimo la fronte come sovrappensiero e si rigirò verso le sue macchine.
Hai sentito che ho detto, pezzo di merda? Con te non ho finito neanche per il cazzo, ho una cura medievale per il tuo culo ! lesse Bacone a voce appena superiore al sussurro.
Lo smilzo alla sua destra si girò verso il commissario e lo guardò di traverso. Lo fissò per qualche secondo senza che Bacone se ne accorgesse.
Poi il commissario lesse anche la seconda frase con lo stesso tono basso:
Lascia la città stasera, all'istante, e una volta fuori resta fuori, o ti faccio fuori.
“Tu, ce l’hai con me? Eh, dico a te!”
L’uomo del mignolo, che ora aveva l’indice puntato, si era alzato e fronteggiava Bacone, anche se, pur in piedi, arrivava poco più in alto della testa del commissario seduto.
“Ehi, bello, che ti prende!” fece Gegè voltandosi di scatto.
“Hai sentito quello che sta dicendo questo tipo?”
Questo tipo, come lo chiami tu, è un commissario di polizia, il commissario Bacone.” Gegè cominciava a scaldarsi, forse memore dei tempi del suo vecchio locale che non era frequentato propriamente da forze dell’ordine.
“E allora perché mi dà del pezzo di merda e mi minaccia?”
“Che stai dicendo?”
“Lascia, Gegè, è colpa mia. Stavo leggendo ad alta voce le frasi scritte su questo foglio.”
Poi rivolgendosi allo smilzo:
“Mi scusi, non avevo fatto caso che qualcuno potesse sentire.”
L’uomo parve calmarsi e risedette sullo sgabello.
Gegè guardò il commissario come per dire: pure lei ci si mette! e poi disse:
“Va bene, storia chiusa.” E mimò con l’indice e il medio il gesto del taglio.
L’uomo finì il suo caffè, pagò e fece per andarsene. Arrivato a metà sala tornò indietro e sedette nuovamente sullo sgabello, per rimettersi all’altezza degli occhi di Bacone.
“Commissario, ma perché si porta appresso le battute dei film sui foglietti? Cos’è, vuole fare l’attore?”
“Le battute dei film? Che sta dicendo!” lo guardò stupito Bacone.
“Ma sì, quello che leggeva prima. Ho una cura medievale per il tuo culo, e via dicendo. Sono battute del film Pulp Fiction, ha presente?”
Bacone guardò prima l’uomo, poi Gegè, poi il foglietto.
Pulp fiction?” disse incredulo.
“Sì, Pulp fiction, il film di Quentin Tarantino, ha presente?”
“Certo che ho presente! E lei come fa a ricordarsele?”
“Si può dire che le sappia tutte praticamente a memoria, dalle gran volte che ho visto il film. E poi sono rimaste nella storia, chiunque conosca Tarantino le riconosce subito!”
“Ma allora… “ iniziò a dire Bacone, ma si fermò lì.
“Allora cosa?” intervenne Gegè.
“Niente, niente. Pensavo ad un caso che abbiamo sotto mano.”
“E che c’entra Tarantino?” chiese lo smilzo.
“Non posso parlare di niente, per ora. L’inchiesta è ancora aperta. Comunque grazie, penso che mi abbia dato una buona mano.”
“Se lo dice lei” rispose l’uomo per nulla convinto.
Scese dallo sgabello e si avviò verso la porta. Prima di uscire si girò verso il bancone e scandì ad alta voce:
“Mi sembra che c’è un po’ troppo fumo qua dentro per essere un bar, poliziotto!”
Tutti in sala si girarono verso lo smilzo; lui aprì la porta e uscì.
Gegè guardò il commissario, che gli ricambiò lo sguardo con l’aria di: che vuole da me?
Condrò, maresciallo della Finanza, vecchia conoscenza di Bacone, da quando aveva condotto un’indagine su un traffico di valuta falsa e aveva chiesto il suo aiuto, lo guardò sorridendo da dietro le lenti spesse sormontate da folte sopracciglia, alla Groucho Marx. Poi estrasse un pacchetto di sigarette dalla tasca e fece il gesto di offrirgliene. Quindi tornò a leggere la Gazzetta dello Sport.
“Bene, Gegè, vedo che sei in buona compagnia oggi” disse indicando Condrò. “Ti lascio al tuo lavoro, che devo correre in commissariato.”
Stava per uscire quando si fermò, tornò indietro e disse al barista:
“Mi dai quel cartello?” indicando il no-smoking.
“Cosa ci deve fare?”
“Me lo porto via, tanto per quello che serve!”
Gegè prese il cartello e lo porse al commissario.
Bacone lo afferrò con due dita, quasi fosse un’arma pericolosa, allungò fino al tavolo di Condrò e lo posò sulla Gazzetta. Salutò con un mezzo inchino il finanziere e andò via.
Giunse in commissariato dopo una passeggiata di una mezz’oretta, che gli servì a ripulirsi il cervello e schiarirsi le idee.
Bellagamba lo stava aspettando all’entrata, chiacchierando con Geremicca.
Bacone sperò che non ci fossero brutte notizie.

TIM

2 commenti:

  1. Ecco questo finora è l'episodio che mi piace di più.

    RispondiElimina
  2. ormai ci stiamo avvicinando alla fine e gli elementi ci sono tutti per scoprire qualcosa. Spero ti piaccia anche il finale!

    RispondiElimina

fatti sentire

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...