Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

giovedì 21 giugno 2012

Racconto a puntate: È solo un gioco, commissario Bacone! (6)


... e finalmente scopriamo che...
(ma dite che mi assomiglia
il primo da sinistra?)
Giuro che la prossima volta scrivo un feilleton pieno di sesso, zombi e zombi che fanno sesso, tra loro e con gli umani! E magari tiro in mezzo anche paparazzinger che oggi va tanto di moda! (o era michelunzigger?)
Per ora dovete accontentarvi dell'ultima puntata di quest'altra avventura del commissario Bacone.
Finalmente saprete a chi e perché erano dirette le frasi minacciose della lettera minatoria. Ma c'era davvero una lettera minatoria? E Tarantino? E Arturo Marcone omonimo del professore?
Sono solo 1500 parole, cinque minuti, e l'enigma è sciolto.
Buona lettura!


È solo un gioco, commissario Bacone!


Personaggi:
Arturo Marcone: destinatario di una lettera
Francesco Bacone: commissario
Stefano Conci: ispettore (come semplice comparsa)
Marika Garrone: assistente
Nino Geremicca: agente
Gennaro Bellagamba: agente scelto
Gegè: barista


Ma non ci volle molto.
Il telefono interno squillò dopo poco.
“Dimmi Nino.”
“C’è un ragazzo che dice di dover parlare con l’assistente Garrone, ma la ragazza dice di mandarlo da voi. Che devo fare?”
“Mandalo pure, e fai venire pure Garrone. Anzi fallo accompagnare da lei.”
Bacone ebbe un sorrisino impercettibile.
Un paio di minuti dopo Marika Garrone stava bussando alla sua porta, anche se questa era aperta.
“Posso?”
“Entra, pure.”
Dietro di lei entrò un ragazzo sui trent’anni, camicia aperta e un panciotto di tela a disegni vivaci anch’esso aperto. Niente capelli lunghi o barba incolta. Un ragazzo normale, insomma, pensò Bacone, meno male.
“Prego signor Marcone, si accomodi” disse il commissario. Poi, dopo che gli ebbe stretto la mano e i nuovi entrati ebbero preso posto sulle sedie in legno davanti alla sua scrivania continuò:
“L’assistente Garrone le ha accennato qualcosa?”
“No veramente, no. Mi devo preoccupare?” chiese Marcone, a cui stava cominciando a formarsi una ruga sulla pelle abbronzata della fronte.
“Tutto dipende da quello che ha da dirci lei.”
“A proposito di che?”
Bacone riassunse i fatti ad Arturo Marcone jr., ma senza dire che avevano scoperto il titolo del film.
“Così sappiamo che la lettera era indirizzata a lei e che si tratta di frasi da film, ma per il resto… “
Il ragazzo cominciò a ridere fragorosamente, lasciando a bocca aperta i due poliziotti.
“Non pensavo che il Movie Quiz avrebbe potuto essere pericoloso tanto da mettere in allarme la legge!” disse continuando a ridere.
“Scusi, signor Marcone, vuol dire anche a noi cosa c’è da ridere in modo così chiassoso e cosa è questo Movie Quiz?” chiese Bacone quasi infastidito.
“È solo un gioco, commissario!”
“Un gioco?” intervenne Marika Garrone.
“Un gioco, un gioco!” ripeté il ragazzo, ricomponendosi. “Il Movie Quiz è un gioco di tipo cosiddetto round robin. Cioè una specie di catena di sant’antonio, un gioco guidato da qualcuno, chiamato Quizmaster, che in invia al primo partecipante una busta con alcune frasi da un film più o meno famoso.” Marcone jr. accavallò le gambe e girò con lo sguardo tra i due poliziotti, come per vedere se lo stessero seguendo nel ragionamento. “Ok? Ora questo primo concorrente deve indovinarne il titolo del film, inviare la soluzione al Quizmaster che, se la risposta è esatta, gli manda l’indirizzo del secondo della lista. E così via fino all’ultimo dei concorrenti iscritti per quel round. È chiaro?”
Bacone e Marika si guardarono e poi si girarono verso il ragazzo.
“Sì, di chiaro è chiaro” rispose il commissario. “Certo che però per un gioco simile e un portalettere distratto per poco non veniva un infarto al… “
Lo squillo del telefono interruppe Bacone. Pronunciò un paio di e quindi disse:
“Fai passare.”
“Ecco, lupus in fabula. Sta arrivando il professor Marcone!” annunciò.
Il ragazzo si girò verso la porta, da dove dopo qualche secondo comparve la sagoma impeccabile del suo omonimo.
“Posso?” chiese l’uomo.
“Certamente! Si accomodi, professore.”
Marika lasciò il posto a Marcone sr., che sedette tenendo il cappello in mano.
I due omonimi si guardarono, poi il più giovane tese la mano all’altro alzandosi in un mezzo inchino e si presentò.
“Allora è lei?” esclamò l’anziano
“Sì, sono proprio io la causa di tutta questa giostra.”
Bacone riassunse al professore tutta la storia del Movie Quiz.
Il professore rimase per un po’ in silenzio e nessuno nella stanza osò dire niente.
Poi disse:
“Però come gioco è intelligente. Bravi! Diciamo che se fossi ancora a scuola vi darei un bell’otto per l’inventiva!”
“Beh, naturalmente non possiamo consultare internet o altro per scovare la provenienza delle frasi, tutto deve essere fatto a memoria.”
“E se qualcuno bara?” intervenne Marika.
“Vede, la sua è la tipica mentalità da poliziotto!” intervenne il professore. Poi si accorse del tono quasi accusatorio. “Mi scusi… volevo dire che non dobbiamo sempre pensare male dei giovani e della gente in generale. Anche se devo dire che per qualche momento ho proprio pensato che tutto il mondo ce l’avesse con me!”
“È vero. Nel nostro gioco la prima regola non scritta è che nessuno può far ricorso ad aiuti esterni, di alcun tipo. Può solo andarsi a riguardare i film che gli sembrano più probabili e cercarsi la soluzione.”
“Non è facile!” intervenne Bacone.
“Dipende. Ogni partecipante è un cinefilo incallito e ha visto centinaia, forse migliaia di film in vita sua. Una prima scrematura la si può fare già dal tono delle frasi. Quelle che lei mi ha fatto leggere sono sicuramente da qualche film dove impazza la violenza e dal tono ironico delle battute… “
“Ironico?” stupì il professore.
“Sì, ironico, anche se può sembrare solo volgare. Vede quel ho una cura medievale per… insomma e tutto il resto. C’è solo un autore che riesce ad arrivare a tanto, e se non sbaglio alla grossa si tratta di Quentin Tarantino. Quindi potremmo parlare di Pulp Fiction.”
“Esatto” disse Bacone.
“Anche lei appassionato di cinema!” chiese illuminandosi Marcone jr.
“No, è che il tizio al bar, come le ho raccontato prima, mi ha detto che si trattava proprio di quel film. Sempre che non si sia sbagliato anche lui.”
“Non penso abbia sbagliato. È Tarantino, è sicuramente Tarantino!”
 “Bene, signori. Io vado via ché ho il mio giro da fare, altrimenti il verduriere e il lattaio si preoccuperanno non vedendomi passare.”
“E mi scusi se a causa mia ha passato un brutto quarto d’ora. Ma come ha potuto sentire la cosa non è stata voluta.”
“Non si preoccupi. Diciamo che è stato un diversivo. E poi, come dice il poeta: Succeda quel che succeda, i giorni brutti passano, esattamente come tutti gli altri.
“Quale poeta?” chiese Marika Garrone.
“Eh, ragazza, dovrebbe saperlo, anche se certe cose ormai non le legge più nessuno. Anzi facciamo così, visto che siamo in tema di giochi: scopra di chi è questa frase e mi chiami; non è detto che non si possa cominciare anche noi un… come l’ha chiamato… un robin hood?”
“Un round robin, professore!” rispose Marcone jr..
Marika Garrone si alzò di scatto dalla sedia, girò attorno alla scrivania del commissario e tirò la tastiera verso di lei.
“Ma che fai?” disse Bacone preso alla sprovvista.
“Cerco la frase con Google!”
“E no! Si ricordi: non sono ammessi aiuti esterni, vero signor Marcone?” disse il professore.
“Certo. Ma questa io la so! È facile! Si tratta di… “ e nel dire così si alzò e mormorò qualcosa nell’orecchio del professore che rispose, spalancando gli occhi:
“Eccellente! Esatto! Ma come ha fatto?”
“Si ricordi che da quell’autore hanno tratto decine e decine di film!”
Bacone stava gustandosi la scena.
Il professore e il giovane Marcone salutarono e uscirono insieme dalla stanza, chiacchierando quasi fossero due vecchi amici o il nonno col suo nipote prediletto.
Marika rimase lì, delusa e un po’ arrabbiata, per essere stata ancora una volta irruenta davanti al suo capo.
“Devo scoprire chi ha pronunciato quella frase!” fece d’un tratto. “È una sfida, tra me e il professore!”
“Esatto. Ma si ricordi, signorina, nessun aiuto esterno!” chiosò Bacone con tono accademico.
“'Mi ci vorrà un po' per scoprirlo, però alla fine ci riuscirò!” Poi sembrò pensarci su un attimo, quindi continuò: “E allora la propongo io una frase al professore da indovinare. Ne ho già una in mente”. 
'Che frase?' s’incuriosì Bacone.
Marika ci pensò un po’, poi disse recitando a memoria: “Madonnina, e mo' questa come si siede senza fare vedere le mutande? Sempre se le porta! stava pensando l'ispettore mentre la ragazza, dopo aver salutato stringendo la mano ai due, si accomodava a sua volta, accavallando le gambe.”
 “E di chi è ‘sta frase sconclusionata?” chiese il commissario. 
“Ma come? Non l'ha mai sentita? È di Temistocle Gravina!”.
“E chi lo conosce?” esclamò Bacone. “Che autori strani che leggi! E poi con quel nome!”

D’un tratto si chiude lentamente sulla stanza del commissario Bacone un sipario di panno rosso, con cordigli dorati, come nei vecchi teatri della vecchia commedia dell’arte.
Poi, una voce fuori campo:
E voi, gentile pubblico e gentili lettori, anche se non conoscete Temistocle Gravina, fa niente, siete scusati; effettivamente Marika Garrone legge cose ben strane. Ma la frase del professore dovreste conoscerla? O no?
Qualche istante di silenzio, poi la voce continua:
No? Non ci siete arrivati? Eppure è facile: Sheakspeare mette questa frase in bocca a Macbeth nella III scena del I atto dell’opera omonima. C’è tanto da imparare anche dalle cose antiche!
Si ode qualche sparuto applauso; poi un rumore di sedie strascinate e la sala si svuota lentamente, finché resta solo un mare di cartacce in terra.

Fine

TIM

P.S.: il terzo episodio del Commissario Bacone è già in lavorazione e avrà come protagonista qualcuno che chi frequenta questo blog conosce bene. Un po' come è stato per l'episodio con Davide Mana. Vi siete perso quel racconto? Di corsa a leggerlo!

8 commenti:

  1. Lo ammetto... non lo sto leggendo. Copio e incollo in un unico file, poi me lo leggerò con calma, nei momenti che posso.

    Ma uscirà anche una sua versione in ebook?

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    1. ahiahiahiahi! ma fai pure con calma, tanto lo so che prima o poi finirà sotto la tua lente d'ingrandimento (senza alcun riferimento alle tue diottrie!). quanto all'ebook, ci sto pensando, ma se lo dovessi fare, una cosa semplice con una piccola revisione e basta, ci sarà dopo l'uscita del terzo episodio, quindi penso se ne parlerà a fine estate. E a proposito di ebook, ho pensato che per essere sicuri che qualcuno legga, la cosa migliore è inviare il file direttamente alle vostre caselle di posta, così nessuno avrà la scusante che quel giorno non ha aperto il mio blog! devo solo risolvere il problema che ho con gmail che non mi fa allegare file. ce n'è sempre una!

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    2. Wow! Distribuzione porta a porta. Ehm... buchetta postale a buchetta postale! ^_^
      Bella idea!

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    3. Sì, in effetti non è male come idea, sarà anche il caldo, ma quando ragiono al rallentatore a volte faccio meglio di quando sono completamente sveglio!

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  2. Allavfine ècsrato piacevole, un giallo molto atipico al limite della commedia all' italiana.

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    1. Si, diciamo che è stato più o meno quello il mio intento, mescolare il mistery con l'umorismo semplice e diretto. Certo, mi sto accorgendo che il tono di questi racconti sta scivolando un po' verso l'ironia e la risata, ma spero che con il racconto lungo, che è anch'esso in lavorazione, possa prendere una piega diversa, più meditata e riflessiva.. Grazie comunque per aver seguito fin qui il commissario.

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  3. Ottima la commistione finale con la commedia dell'arte. Hip hip hurrà per Bacone e per quello strano tizio che parla dietro il sipario... ;-)

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    1. Non era sicuramente previsto questo finale, l'ho aggiunto quando avevo già copiato il testo sulla pagina del blog. Eh, dietro il sipario si nasconde... già, chi c'è dei tanti personaggi che popolano questo povero scribacchio?

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