Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

sabato 7 luglio 2012

Alcune cose che so... di me (4)

NG: penso che con oggi potremmo anche chiudere, che dici?
TG: sei tu l'intervistatore. Se hai terminato le domande!?
NG: andando, vedendo, come si dice al paese mio. Bene, oggi parliamo di tutte le fesserie (N.d.R. nel testo originale il termine era più colorito: **--**--) che hai fatto con il commissario Bacone.
TG: eh, ce ne sarebbe da parlare! A mia, quasi, discolpa devo dire che all'inizio la storia era nata per essere solo un breve racconto e di stampo prettamente umoristico, dove l'aspetto del mistery era solo accennato. Poi lavorandoci su, invece, è venuto fuori questo personaggio un po' particolare con tutta la sua corte dei miracoli, e mi è sembrato naturale farne una piccola serie, incoraggiato non solo dalla lettura dei grandi scrittori italiani e stranieri che hanno creato personaggi indimenticabili: Simenon-Maigret, Mankell-Wallander, Macchiavelli-Sarti, Biggers-Charlie Chan, solo per fare qualche nome; ma anche  dall'esempio di un amico blogger che ha dato vita ad un personaggio ben riuscito e a cui auguro tutto il bene possibile: Glauco Silvestri col suo Mauro Bianchi. Certo ogni commissario o maresciallo che viene fuori dalla pena di qualche autore ha le sue stranezze, le sue idiosincrasie; nessuno leggerebbe un racconto dove un poliziotto fa semplicemente le cose di ogni giorno, senza avere i suoi drammi personali, le sue moine, le sue caratteristiche. Il mio Francesco Bacone è uno a cui piace capire non solo e non tanto chi è stato a fare qualcosa, ma soprattutto come c'è arrivato, cos'è che lo ha spinto ad agire in un dato modo.
NG: però, già quel nome, Bacone...
TG: sì, forse hai ragione, anche a me quel nome non piace molto, è forse troppo particolare, troppo fuori dall'ordinario. Comunque ormai è andata, non posso di certo cambiarlo. Dovrei cambiare proprio personaggio, ma lo rifarei uguale, quindi... e poi lui stesso ci scherza su: nel racconto lungo su cui sto lavorando (anche se è fermo da 3-4 mesi!) parlando con una ragazza ricorda che ha lo stesso nome del filosofo che morì di polmonite mentre faceva esperimenti sul congelamento dei piselli! Ecco... questo nuovo racconto, dicevo. Prima ti ho detto che l'idea di Bacone era nata come racconto essenzialmente umoristico; ed infatti i due racconti brevi pubblicati finora (È solo un gioco, commissario Bacone! e Una gita fuori porta per il commissario Bacone) sono risultati quasi macchiettistici, anche se ognuno ha un protagonista diverso vicino al commissario (Monika Garrone e Gennaro Bellagamba) e per ognuno ho lavorato per tirar fuori la loro personalità. Questi due lavoretti mi sono infatti serviti a conoscere meglio, ad esempio, la bonomia e la saggezza di Bellagamba e la pignoleria e l'irruenza della sovrintendente Garrone. 
NG: io però resto sempre nella mia portineria!
TG: calma! non ti ne sei accorto che ti sto portando con me nella storia breve che sto scrivendo in questi giorni? quella con protagonista... l'amico che sai tu?
NG: beh... sì, è vero!
TG: ecco, quindi anche tu avrai il tuo momento di gloria! anche se...
NG: anche se, cosa? non facciamo scherzi, eh!
TG: non ti preoccupare, niente scherzi! Ma vorrei tornare un momento al nuovo racconto lungo. Ecco, dopo questi testi più leggeri, vorrei con questo lavoro (di cui qualche amico ha già letto la trama e i primi due capitoli) cambiare rotta e dare una svolta più matura al commissario Bacone. Cambierà anche qualche personaggio, così come si è intuito dal racconto con Marika Garrone.
NG: ma Stefano Conci, non c'è mai? eppure è il tuo vice!
NG: ecco, Conci è uno che mi è stato sulle scatole fin dall'inizio!
NG: ma l'hai scritto tu così!
TG: hai ragione, ma era funzionale al Bacone da operetta dell'inizio. Adesso diventa ingombrante e chissà che non riesca a farlo fuori... elegantemente. 
NG: in che senso?
TG: vedrai, c'è tutto un discorso di favori fatti a qualche capo e... ma vedrai tu, come lo sistemo!
NG: tu perché scrivi?
TG: ah, cambiamo registro così, all'improvviso?
NG: beh, te lo devo chiedere.
TG: hai ragione. Ti risponderei volentieri con le parole di Guccini: se son d' umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie: di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo...


Non sono uno di quelli che dice che sei uno scrittore se hai il sacro fuoco dentro che ti costringe a scapicollarti alle due di notte per mettere su carta un'idea che ti è spuntata in testa. Anche se un paio di volte è capitato anche a me, ma l'urgenza era dovuta solo al fatto che avendo perso la memoria (sarà la senilità precoce?) sicuramente il giorno dopo avrei scordato ogni cosa. Ora io ho molto tempo per scrivere, perché stando in negozio 8-9 ore al giorno riesco ad avere ampi buchi di tempo per dedicarmi a riempire pagine e pagine di word. Ma io non sono uno scrittore, né uno scribacchino né altro, quindi ho tante idee in testa, ma alla fine non le trasformo in niente di plausibile o vagamente passabile. L'unico lato positivo è che sono consapevole di questo. Capita anche a me di dire ogni tanto, dopo aver terminato (o abbandonato) qualche libro: dopo aver letto questo penso di avere qualche chance anch'io. Mi è capitato proprio ieri di aver dato fondo ad un giallo del 1972, di uno scrittore (ormai morto da 20 anni) anche abbastanza famoso ai tempi, con alle spalle una ventina di libri pubblicati e di aver avuto una reazione del genere: una storiella rabberciata, dove la soluzione spunta fuori dal nulla o quasi; personaggi alla Carolina Invernizio (con tutto il rispetto per la signora!) con descrizioni lialesche; incongruenze sia nella trama che nell'esposizione dei personaggi. Eppure è stato pubblicato nella collana del giallo della Longanesi! Ma comunque, così vanno le cose, e a me non interessa vedere il mio nome sulla copertina di un libro!
NG: quindi confermi i motivi che mi hai dato prima? scrivi quando sei arrabbiato (N.d.R.: anche qui il termine era più colorito) andando a cercare nella vita della gente?
TG: si... diciamo pure così, anche se scrivo anche quando non sono arrabbiato, altrimenti avrei il fegato a pezzi se fossi sempre sulla corda. Ecco io non posso vedere quelli che si atteggiano a scrittori maledetti, sempre fotografati con un bicchiere in mano e una pupa sulle ginocchia. Che lo fanno per farsi pubblicità è un conto, altrimenti mi fanno solo ridere! E comunque la frase di Guccini era sopratutto per introdurre la bellissima canzone del video!
NG: senti, io avrei ancora qualche domandina sulla politica, la società, cose così, insomma. Facciamo per la prossima volta o vuoi che la finiamo qui?
TG: mi sa che siamo già lunghi adesso, quindi penso che forse è meglio rimandare. E poi così ho un altro post già fatto!

(... continua... )

TIM

4 commenti:

  1. Ma tu guarda....questo dialogo con sè stesso fa venire fuori tante cose interessanti. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. beh, ora siamo agli sgoccioli, ci sarà forse solo un'altra puntata e poi basta. Però di cose ne sto dicendo, speriamo siano anche sensate!

      Elimina
  2. Scrivere con la rabbia aiuta molto. É capitato anche a me talvolta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, in effetti quando devi scaricare la tensione una penna e un foglio di carta possono servire, anche se non è detto che i risultati siano dei migliori. Ma ognuno ha i suoi metodi e i suoi vezzi.

      Elimina

fatti sentire

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...