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Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

martedì 10 luglio 2012

Tre libri e un po' di monnezza

Che schifo che sta diventando
questa città! questi dovrebbero essere
i bidoni per la carta, ma c'è di tutto!
E qui è ancora pulito!
So che qualcuno aspettava la quinta e ultima parte dell'intervista che Nino Geremicca mi sta facendo su alcune cose che so di me, ma oggi non sono abbastanza arrabbiato per pontificare su qualcosa, perciò me la cavo con tre brevi pareri su alcuni libri che ho finito di leggere da poco.
In effetti avrei di che arrabbiarmi, visto che venendo qui ho dovuto assistere ad alcune scene che non dovrebbero appartenere ad un normale paese civile. Parlo del tizio che, fermo ad un incrocio, getta il mozzicone della sigaretta dal finestrino; dei soliti automobilisti incivili senza cintura di sicurezza e col telefonino attaccato all'orecchio (qualcuno di voi ne avrà già abbastanza di queste lamentele; immaginatevi io!); della massa enorme di spazzatura abbandonata fuori dai bidoni, semplicemente perché la gente continua a infischiarsene di fare la differenziata e non ha ancora capito perché non ci sono più i bidoni per gettare i vecchi sacchi neri pieni di ogni schifezza possibile e immaginabile -con tutto il rispetto per le persone civili che ci sono anche lì, sembra di stare a Napoli o Palermo ai tempi di monnezza selvaggia-; della puzza di escrementi liquidi e solidi dei cani che col caldo diventa insopportabile oltre che portatrice di malattie. Questa città sta diventando invivibile!
Ma veniamo all'argomento del post: i tre libri. E anche qui non ci sono proprio buone notizie.
Cominciamo con Gazpacho. La prima indagine di Manfredi Altavilla di Orazio Minneci.
Non me ne voglia l'autore, ma voi sapete che io sono abituato a non usare guanti di velluto quando qualcosa non mi è piaciuto, non per spocchia, ma perché non mi piace pensare una cosa e scriverne un'altra. Avevo comprato questo libro perché, come sapete, cerco sempre nomi italiani (per me) nuovi da scoprire, e perché i volumi della Robin Edizioni non mi hanno dato quasi mai fregature.
Purtroppo, forse anche a causa delle attese, il libro non mi è piaciuto. Mi sarei aspettato molto di più. La trama non decolla mai, probabilmente a causa della scrittura tendente all'umoristico usata dall'autore (che in effetti ha al suo attivo diversi gialli comici per ragazzi) e che sembra privilegiare meno la storia che la parola con cui è raccontata.
I personaggi (a parte il protagonista) sembrano sfiorati appena dalla trama: restano lì a fare le statuine, ingessati nelle loro macchiette.
Il mistero viene alla fine svelato ma sembra quasi passare in secondo piano rispetto a... già, a cosa? Mi sembra che si spanda su tutto il libro un senso di evanescenza e inconsistenza, che la storia non affondi mai veramente sull'acceleratore. Insomma, ho terminato la lettura solo per vedere dove andava a parare; e anche qui non sono stato fortunato.
Come dico sempre in questi casi, non ho letto nient'altro dei Minneci e può essere che abbia scritto anche dei capolavori, ma questo testo non l'ho proprio digerito.
Il libro: non placet. Voto 5.
Secondo cadavere da sezionare: Mamma Lupara. Le inchieste del commissario Lo Cascio, di Franco Enna (pseudonimo di Francesco Cannarozzo). Sì, lo so che è stato definito il Simenon italiano, che Camilleri ne tesse le lodi, che è stato il terzo italiano a vedersi pubblicato nel 1955 nella collana Urania un romanzo. Ma questo non mi fa cambiare idea sul libro letto: non mi è piaciuto.
Ne avevo parlato, pur senza farne il nome, nell'ultimo post pubblicato, da cui riporto il giudizio sommario dato: "una storiella rabberciata, dove la soluzione spunta fuori dal nulla o quasi; personaggi alla Carolina Invernizio (con tutto il rispetto per la signora!) con descrizioni lialesche; incongruenze sia nella trama che nell'esposizione dei personaggi". Resto di quell'idea e accomuno questo Mamma Lupara a Gazpatcho di cui sopra: anche se da angolazioni diverse, entrambi mi danno l'impressione di rispondere a schemi prefissati, a stereotipi.
Qui il maresciallo, vedovo, combattuto tra l'altro fra l'amore per la figlia e quello per la tabaccaia, sembra uscito da un libro inizio secolo (ecco il mio accenno a Liala), sia nella scrittura che nei contenuti. E la scena finale, con la commozione dell'uomo davanti alla ragazzina che finalmente accetta la donna che dovrebbe prendere il posto della madre morta, richiama alla memoria i libri di Rosemunde Pilchner. 
Si potrebbe salvare, rispetto al precedente libro, la trama, che qui è un po' più marcata e si riesce a seguire meglio; ma nel complesso è ugualmente insufficiente.
Il libro: non placet. Voto 5,5 (mezzo punto in più per la maggiore esperienza che, a tratti, si intravede vede).
E veniamo, invece, ad un libro che mi è piaciuto, anche se non è un capolavoro. 
Furia cieca, di Clyde Phillips, non è un libro da leggere a tutti i costi, ma rispetta tutti i canoni del giallo (a mio modo di vedere!) pur senza scadere nel compitino da svolgere al meglio. 
A differenza dei precedenti due volumi, la trama scorre bene, affiancata dalla presentazione dei personaggi che non diventa pesante e viene diluita per tutto il libro. E, soprattutto, il colpo di scena finale da un senso ulteriore alla storia. Arrivati infatti a tre quarti di libro, col colpevole al sicuro, mi sono chiesto di cosa potevano mai parlare le altre pagine. E qui l'autore mi ha stupito con la sua trovata che potrebbe sembrare tirata per le orecchie, tanto per aggiungere pagine a pagine, ma che invece (sempre secondo me!) diventa una storia quasi parallela, che getta una luce nuova su tutto il resto. 
C'è molta azione in tutto il libro, specie nel finale, ma non è un vuoto mostrare i muscoli dei protagonisti; la poliziotta e il suo amico/collega/amante non diventano eroi solo perché riescono a fare i salti mortali e ad uccidere il cattivo dopo un bell'inseguimento.
Il libro: placet. Voto: 6,5.
Sto leggendo ora altri due libri: Continuum, di Gianfranco Nerozzi e Una piccola storia ignobile, di Alessandro Perissinotto. Non vi voglio anticipare niente, perché sono solo all'inizio, ma per ora il secondo batte il primo: 1-0. Vedremo come va a finire.

TIM

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* ho omesso di riportare le trame dei libri, perché il post sarebbe diventato ancor più chilometrico di quello che è; ai link, comunque, potrete trovare i rispettivi riassunti.

10 commenti:

  1. Chissà quanto ci vorrà nelle altre parti d' Italia a togliere tutti i secchi e a mettere la raccolta casa per casa.
    Qui non trovi più robe per strada,
    al massimo qualche bottiglia di birra sui muretti ( gli ubriaconi per miracolo si reggono in piedi!).
    Mangiassero meno soldi, e usassero questi
    per creare un servizio serio ed efficiente.
    Se ci è riuscita la Sardegna che è una delle Regioni più malmessa sotto il punto di vista economico...

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    1. Tu sai meglio di me che i sardi sono gente tosta e che se si mettono in testa una cosa la fanno sul serio. Sono di quelli che fanno i fatti non le parole. Ed è per questo che l'integrazione con i continentali è a volte difficoltosa: perché a noialtri va bene tutto, basta che ci faccia ridere e non ci chieda di impegnarci!

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    2. Io ci rimango comunque stupito.
      Io vengo da un paese in puglia di 100.000 abitanti.
      Secondo te ora, la fanno la raccolta differenziata? NO!
      Com'è possibile? Sono le istituzioni a non funzionare.
      Quando ho visto qui appena arrivai anni fa, un paese di 2.000 abitanti che faceva la raccolta casa per casa, nessun rifiuto per strada, raccolta perfetta,
      mi son chiesto "Quanto impegno ci vuole per fare una cosa del
      genere in tutta Italia?". Eppure basta poco.
      Qui se tu metti un sacco nero fuori di casa, o metti una bottiglia di plastica
      nel secchio del secco, te la lasciano lì senza prendertela!
      Dovrai portarla al centro raccolta del paese ( dove ci sono tutti i secchi
      - plastica - carta - tessuti - ferrosi - vetro - carta - elettrici ) e lì
      l' addetto ti aiuta a differenziare facendoti buttare ogni cosa nel posto giusto.

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    3. Anche qui lasciano tutto a terra, solo che non raccoglie nessuno, né gli spazzini né il proprietario della spazzatura. E tutto si accumula. Siamo arrivati al punto che i negozianti di una strada (abbastanza centrale per giunta!) hanno dovuto scrivere al giornale locale per lamentarsi della puzza che c'è per strada! Quando, giorni fa, ho protestato perché i cartoni che lasciamo fuori dalla porta dei negozi nei giorni e negli orari stabiliti dal comune non vengono raccolti e dobbiamo poi noi alla sera gettarli nei bidoni, mi è stato risposto che ci potevamo mettere d'accordo su un orario che mi andasse bene. Ma se gli orari ci sono già, su cosa ci mettiamo d'accordo!? dovete venire e basta, visto che l'avete stabilito voi! Come dici tu, dipende tutto dalle istituzioni che non hanno interesse (né politico né economico) a preoccuparsi di queste cose. A tutto questo aggiungi il fatto che (e lo dico non per razzismo) ultimamente la città si sta riempendo di gente che viene da posti dove non esiste probabilmente neanche la normale raccolta indifferenziata, e hai fatto il punto. Ma se i vigili passassero veramente a controllare invece di farsi le passeggiate quotidiane a trovare gli amici per far passare le 4-5 ore di servizio mattutino, le cose sarebbero diverse. Non è difficile scoprire chi ha lasciato i sacchi fuori dai bidoni. Un paio di giorni fa, andando in banca, ho visto un grande sacco trasparente gettato vicino al bidone della plastica; era pieno di bollettini e fatture della TNT Traco, che ha la sede a pochi passi da lì. Nessun vigile è passato lì vicino? e il netturbino che è andato a prendere la plastica non l'ha visto? eppure c'era un bidone della carta a non più di 10 metri! Visto che il senso civico è praticamente uguale a zero, dovremmo tornare ai vecchi delatori dell'epoca fascista: squadre di volontari che girano per la città e segnalano tutte queste cose!

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    4. Assurdo! Ecco, tutta sta gente dovrebbe unirsi, prendere l' immondizia non raccolta, portarla tutta al comune e lasciarli li!!
      Vedi come si muovono..
      Sono proprio i vigili, le guardie che sono svogliati, senza voglia,
      senza impegno. Neanche venti vigili servirebbero.
      Ma perchè se c'è un orario non passano??
      Perchè sono gli stessi del comune a ritirare?
      Qui lo gestisce Derichebourg, che è un ente PRIVATO.
      E fa il lavoro come si deve.

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    5. Qui il ritiro è effettuato da una compartecipata del comune che si interessa anche della gestione di acqua, luce e gas. Naturalmente, come sempre, il servizio è subappaltato ad una cooperativa. Quando, dopo la mia telefonata, è arrivato il responsabile della cooperativa a propormi il ritiro "personalizzato", si è presentato senza scarpe antinfortunistiche, con un paio di pantaloncini corti e una maglietta anonima, senza giubbotto ad alta visibilità ed era visibilmente ubriaco. E in quel momento guidava il camion per la raccolta! cosa vuoi che ti dica di più?

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    6. Oddio!! Ci sarebbe da piangere ma mi son messo a ridere
      come hai descritto perfettamente il tizio!
      Sembra un bagnino fatto male!
      Aaah lassa perde le cooperative.Ecco, ora tutto è spiegato.
      Mi duole ammetterlo, ma solo con i privati si può riuscire a gestire
      meglio i servizi.
      Se gestiscono mille cose, come fanno a fare bene almeno una di queste?
      Possibile che non c'è un' azienda che possa occuparsi della raccolta rifiuti?

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  2. Capita ovunque, ahimé. La roba viene lasciata al fianco dei cassonetti. Devo ammettere che il sistema a leva non è stato pensato in maniera intelligente. Già diverse volte ho visto delle vecchiette che rischiavano di ribaltarsi per tentare di aprire il cassonetto premendo il pedale, e tenendo in mano sacchi ingombranti. In quelle occasioni le ho aiutate.. ma a volte, vedendole dalla terrazza, ho notato che dopo il brivido di paura per la caduta, lasciavano il sacco a fianco del cassonetto e mandavano un bell'accidente a chi aveva inventato quei "cosi".

    Con la differenziata porta a porta, qui dove lavoro, mi sembra che le cose vadano meglio. Ma in casa è necessario avere molto spazio per i rifiuti, perché la raccolta avviene secondo calendari ben precisi, e nell'attesa devi tenere tutto nell'appartamento. Un mio amico ha risolto comprando una macchina che fa il compost... così si produce il concime per le piante che ha in terrazza, e per l'orto! ^^

    Quanto ai libri... A me Nerozzi mi ha deluso parecchio. Attendo risvolti!

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    1. Ciao Glauco, il tuo amico ha fatto una cosa intelligentissima
      e bellissima.
      Io a casa ho un bel cortile, ed ho tutti i secchi della differenziata sistemati
      per bene in una zona: secco, vetro, plastica, e 4 dell' umido.
      Chi è in appartamento può prendere i secchi piccoli, ma anche se l' umido lo prendono
      ogni tre giorni, questo si accumula molto rispetto agli altri.
      In un condominio basterebbe allestire una zona per mettere i secchi grandi,
      cosicchè quando sono pieni quelli piccoli in casa, si possono svuotare in quelli del condominio.
      Basta organizzarsi, e ci si riesce.
      Pensare veramente che basta poco..

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    2. Sulla spazzatura penso sia una battaglia persa, tra negligenze delle amministrazioni e indifferenza maleducata dei cittadini.
      Quanto a Nerozzi, avevo letto un paio di racconti tempo fa che non mi erano dispiaciuti e così ho deciso di prendere il libro. Ma le prime 100 pagine sono, finora, una delusione. L'ho lasciato ancora sul comodino per un'altra chance a breve, ma la sera sto leggendo "I cani di Riga" di Mankell: Wallander non mi delude mai. Perissinotto, invece, mi stupisce ogni volta che lo leggo. Diciamo che ora siamo 2-0 per lui!

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