Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

martedì 18 dicembre 2012

Dove eravamo rimasti?



È vero, non volevo pubblicare l'ultima puntata del raccontino natalizio con i miei personaggi preferiti.
Non tanto per una questione di principio, ma semplicemente perché volevo vedere l'effetti che faceva. Sì, sono cattivo, ma nessuno può entrare nella mia testa; anche perché neanche io so cosa ci si potrebbe trovare.
Comunque, per farla breve, ho deciso che alla fine conviene proprio farvi sapere come va a finire la storia dell'inaspettato e strabiliante (per la cornice!) incontro tra il commissario Bacone (col seguito di Nino Geremicca) e il blogger-scrittore Alex Girola (e la sua amica Cristina Riccione).
Così oggi ripubblico le prime tre puntate (qualora qualcuno se le sia perse nei giorni scorsi) e domani verrò fuori con il finale. Vedi un po' tu che qualcuno si possa lamentare di non aver saputo come va a finire la storia a causa dei problemi col 21 dicembre!



IL COMMISSARIO BACONE
E IL BOMBOLONE DI MOEBIUS (I-II-III)


Personaggi
Francesco Bacone: commissario
Nino Geremicca:   agente
Alex Girola:          blogger e scrittore
Cristina Riccione: fotografa, compagna di Alex

*** (Ringrazio l'amico Alex per avermi permesso di utilizzare il suo nome per il personaggio di questa storia e, soprattutto, di avermi concesso di saccheggiare lo scenario del suo bellissimo racconto Il treno di Moebius)

Era una notte buia e tempestosa e, porca miseria, non era il tempo adatto per un guasto all’auto.
Un uomo tarchiato, con un Superpippo sanguinolento sulla maglietta, e una donna alta, con tacchi da 12, scesero dalla Rexton. Lui aprì il cofano.
“Non ci capisco niente di motori” ammise mestamente l’uomo.
“Non guardare me” rispose la donna. "Non sono stata io a dire che queste macchine sono le più resistenti e affidabili al mondo" ribadì, mettendosi a braccia conserte, come quando le donne decidono di avere ragione.
E intanto continuava a piovere a dirotto.

*****

Bacone capì subito che la voce di Geremicca dall’altra parte del telefono non preannunciava niente di buono.
Ma non poteva mai e poi mai immaginare fino a che punto.
“Commissario, c’è una chiamata. Hanno trovato una macchina abbandonata in mezzo alle risaie.”
“Dove?” prese qualche speranza Bacone.
Geremicca fece il nome di un paese.
“Ma noi non c’entriamo niente! Quella zona è sotto Mortara!”
“No, commissario. Ha chiamato proprio il commissariato di Mortara, girandoci questa segnalazione, perché anche se per poche centinaia di metri il posto è nella nostra giurisdizione.”
“Evvabbene, Geremì, di che si tratta?”
Geremicca cominciò a riassumere:
“Due contadini, un padre e un figlio, uno 75 anni e l’altro 48, perché sono andato a controllarmi i nominativi, questa mattina andando a lavoro nella loro risaia hanno visto un’auto abbandonata… “
“No aspetta: come fanno a sapere che è abbandonata? Magari è di qualcuno che… ma perché non vieni qua che parliamo di persona?”
“E chi resta al centralino?”
“Anche qui c’è il telefono col centralino… . E comunque è un ordine agente Geremicca! Nel mio ufficio!” A volte era l’unico modo per schiodarlo dalla sua postazione.
Pochi istanti dopo Nino Geremicca era sulla soglia dell’ufficio del commissario. Magro come uno spillo, era impeccabile nella sua divisa d’ordinanza. Anche dopo otto ore di lavoro, con qualsiasi grado di temperatura e umidità, l’agente siciliano pareva essere appena uscito da casa al mattino. Gli abiti sempre in ordine, stirati alla perfezione e i baffetti senza un pelo fuori posto, sicuramente passati col gel come i capelli.
“Mi posso permettere?” stava chiedendo senza azzardarsi a mettere piede nella stanza.
“Ti ho chiamato per parlare, non per fare l’amore a distanza come Romeo e Giulietta! Entra e siediti!”
Geremicca entrò senza produrre il minimo rumore: sembrava camminare volando. Quindi sedette sulla poltroncina davanti al commissario col busto perfettamente immobile ed eretto; Bacone si era sempre chiesto se qualcosa nella vita avesse mai potuto smuovere la flemmaticità del suo agente.
Quando Geremicca si fu seduto, Bacone disse:
“Allora, ricominciamo da capo.”
“Dunque, hanno chiamato dal commissariato di… “
“Sì, questo me lo hai già detto… che poi voglio proprio controllare se davvero il posto è nostro o loro…, comunque eravamo arrivati alla macchina scomparsa e ti avevo chiesto come fanno a stabilire che è veramente un’auto abbandonata o è stata lasciata solo per qualche ora.”
“Dunque, il padre e il figlio, come dissi prima, di 75 e 48 anni… “
“Geremicca, voglio i fatti non le quisquilie! Come fanno a sapere… “
“Certamente, commissario. Quell’auto, una… aspetti che prendo l’appunto che mi sono scritto… “ e tirò fuori dalla tasca della giacca un biglietto debitamente piegato “… una Ssangyong” compitò a fatica “Rexton… ah, Ssangyong è scritto con due esse… del 2010 targata KA001BU era già lì la sera prima, una sera di pioggia torrenziale. Infatti i due, tornando da un controllo al canale di allagamento delle risaie, l’avevano notata e si erano chiesti dove potevano essere andati gli occupanti con quel tempaccio. Quando stamattina hanno ritrovato l’auto ancora lì, si sono preoccupati e hanno chiamato la polizia. Perciò… “
“Ok, il resto lo sappiamo. E la targa? Hai controllato a chi appartiene l’auto?”
“No, veramente ancora non ero arrivato a quel punto. Sa, ho dovuto controllare le identità dei due, il luogo, eventuali segnalazioni di… ”
“Va bene chiederò a Bellagamba di farlo.”
Si fece passare da Geremicca il foglietto con gli estremi della targa e chiese per telefono a Bellagamba di risalire al proprietario. Quand’ebbe chiuso la conversazione, continuò:
“ E ora chi ci mandiamo a controllare?”
Geremicca rimase in silenzio abbassando lo sguardo a fissare il pavimento.
“Perché quella faccia?
“Eh, chi ci mandiamo… ”
“Appunto! Chi ci mandiamo per un controllo? Bellagamba?”
“Bellagamba ha la sciatica, commissario.”
“Ah, Gennaro ha la sciatica. E se ci mandassimo Conci, che ne dici: l’impeccabile Conci in mezzo al fango delle risaie!” e gli occhi del commissario ridevano, ma anche un po’ la bocca stava prendendo una certa piega.
“L’ispettore Conci è in trasferta a Sharm el Sheik per quel corso di aggiornamento, come lei saprà certamente, visto che lei stesso l’ha approvato.”
“Il corso di aggiornamento a Sharm el Sheik… sì certo… che io ho approvato…“ e a Bacone tornò in mente la telefonata del vicequestore Pomelari. “Va bene. Chi ci resta? La Garrone! Potremo mandare lei.”
“Da sola! Una donna per un sopralluogo in un pantano!" sussultò quasi indignato. Poi, come volendosi scusare per lo scatto... “come giustamente ha suggerito lei…”
“Ma è pur sempre un poliziotto!” interruppe il commissario. “Maschio o femmina è sempre un tutore dell’ordine. Potrebbe andare con Giusy Monaco; le due amichette avranno sicuramente qualcosa da cinguettarsi nel tragitto.”
“Commissario, in questo momento, mi permetto di farglielo osservare, solo lei potrebbe andare per un controllo.”
Bacone pensò che in fondo Geremicca aveva ragione. Per un motivo o per l’altro lui era l’unico che poteva andare a dare un’occhiata a questa benedetta auto abbandonata. Che poi, cos'era un'auto abbandonata? In un'oretta avrebbe sbrigato la cosa.
“Hai ragione, porterò comunque qualcuno con me. Andiamo?”
Geremicca sembrò saltare sulla sedia.
“Come andiamo?”
“Andiamo! Io e te adesso andiamo a fare il sopralluogo!”
“Io! Ma chi resterà al telefono? Non posso lasciare sguarnita la postazione!”
“Non ti preoccupare, ci sarà Bellagamba. Anche se ha la sciatica penso che riuscirà a stare seduto per un paio d’ore su una sedia!”
Prese il telefono e ricompose il numero di Bellagamba.
“Gennà, allora, io e Nino…”
“Alessandro Girola, nato a M. il 26 novembre 1975, di professione... c'era una parola che mi sono scritto... aspettate... bloggere... non ho capito bene...”
“E chi sarebbe questo Alessandro Girola eccetera eccetera?”
“L’intestatario dell’auto a cui corrisponde la targa che mi avete chiesto di controllare!”
“Ah, sì, l’auto! Grazie. Ti volevo dire che io e Nino dobbiamo andare a fare il sopralluogo per quell’auto, così ho pensato che tu potresti prendere il posto di Geremicca per un paio d’ore, il tempo che noi andiamo e torniamo.”
“E Nino che dice?”
“Come che dice?”
“È d'accordo?”
“Veramente dovrei esser io d'accordo, comunque Nino ti cede volentieri il posto, vero Geremicca?”
Naturalmente Bellagamba non poteva vedere l'espressione sconcertata del siciliano; e comunque non insistette oltre.
Bene, commissario, vado subito. La relazione su questo Girola cosa faccio, ve la lascio sulla scrivania? ci sarebbe qualche piccolo particolare interessante riguardante cose che va scrivendo…
Sì, Gennà, poi me la leggo quando torno.
Bacone chiuse la comunicazione e rimase a guardare Geremicca, che stava fissando un punto sul tavolo davanti a lui.
Su su, non è poi la fine del mondo. Mica te lo mangia il telefono!
Geremicca alzò gli occhi su Bacone.
Non è il telefono, commissario, è che non sono attrezzato.
Attrezzato per cosa? Dobbiamo solo andare a ispezionare questa macchina e fare un giro là attorno.
E appunto! Con tutta l'acqua che è venuta giù, chissà quanto fango c'è! E io ho le scarpe basse e la divisa buona!
Ma dai, Nino! si spazientì Bacone. "Forza, prendi quello che ti serve e muoviamoci e così dicendo si alzò e indossò il loden.
Geremicca uscì senza fiatare e si fece trovare pronto vicino al portone d'uscita.
Mi raccomando, Gennà. Ti lascio in mano il posto di Nino! celiò Bacone "Lo vogliamo trovare così com'è al ritorno, vero? e si rivolse a Geremicca, che guardò Bellagamba, e poi disse a sua volta, preoccupato:
Mi raccomando. Sai tutto quello che c'è da fare?
Chi c'era seduto a questa sedia, davanti a questo centralino quando sei arrivato qua? Chi è che ti ha insegnato a fare funzionare tutti 'sti aggeggi? E poi che sarà? Tra un'oretta sarete di ritorno, è solo una passeggiata.
Dai, Nino, a parte gli scherzi, non la fare lunga! Andiamo, ha ragione Gennaro: è solo una passeggiata!
Eppure Bacone si sbagliava, eccome se si sbagliava!

2 *****

La Prinz si giostrò nel poco traffico della mattinata e attraversò il ponte per uscire dalla città. Bacone non aveva mai voluto percorrere la nuova tangenziale che gli avrebbe risparmiato un bel po' di tempo; per imboccarla, infatti, avrebbe dovuto attraversare il centro città e questo lo metteva sempre di cattivo umore: odiava le code in auto, dover vedere tutta quella gente guidare tranquillamente col telefonino in mano o senza cintura di sicurezza. Fosse stato per lui avrebbe mandato tutti i giorni una pattuglia a fare esclusivamente questi controlli, ma dall'alto avevano detto che era meglio non calcare troppo la mano. E comunque c'erano i vigili urbani che erano preposti a queste cose. Solo che lui non aveva mai visto un vigile fermare qualcuno per un qualunque motivo, immaginiamoci per queste cose!
Geremicca, che evidentemente aveva avuto il tempo di studiare il percorso (ma quando?, si domandò Bacone), si era improvvisato navigatore e, una volta usciti dalla città, stava ora guidando il commissario in mezzo a stradine e viottoli tra le risaie.
"Siamo quasi arrivati."
Ad un tratto con un gesto perentorio del braccio e un "lì" altrettanto definitivo Geremicca annunciò che erano a destinazione.
Infatti sul tratturo a poche decine di metri da loro, tra due risaie, apparve l'auto segnalata.
Bacone diede un occhiata per capire come arrivare al punto e alla fine trovò il viottolo che li portava alla Rexton.
Lasciarono la Prinz all'imbocco della stradella e raggiunsero il SUV a piedi. Geremicca continuava a salterellare per evitare il fango che gli inzaccherava scarpe e fondo dei pantaloni, ma si rese conto che era una battaglia persa dopo solo pochi metri.
Tutt'intorno non c'era niente se non risaie e ancora risaie.
Il SUV era vuoto, chiuso e non c'era nessuno nelle vicinanze. I due poliziotti girarono attorno all'auto, guardando anche sotto, ma non c'era niente di particolare: era solo un'auto abbandonata.
In quel mentre squillò il telefonino di Bacone.
"Sì... ah, allora niente... ma il gps? Ah... va bene... pronto... pronto... Gennà... mi senti...Bellagamba... mi senti... Maledizione! Siamo in mezzo alla campagna, come fa a cadere la linea?” Dopo qualche altra imprecazione si rivolse a Geremicca: “Era Bellagamba. Mi stava dicendo qualcosa a proposito di quel Girola, l'intestatario dell'auto, ma è caduta la linea."
Nino Geremicca tirò fuori il suo cellulare.
"Niente, non c'è proprio campo."
Poi sembrò annusare l'aria.
"Commissario, non sente anche lei quest'odore di ozono?"
"Ozono?"
"Sì, ozono, quello dei fulmini. Mi sembra che venga da quella parte." E indicò un punto alle spalle del commissario.
Bacone si girò e vide qualcosa che lo lasciò perplesso.
"Ti ricordi di aver visto quella casa quando siamo arrivati?"
"Quale casa?"
"Quella" disse indicando un casolare dietro di lui, lontano un centinaio di metri e circondato da qualche albero spelacchiato.
"Non mi sembra che ci fosse prima."
"Certamente non è possibile che sia comparsa all'improvviso. Non conosco nessuna impresa edile così veloce."
I due rimasero a guardare la casa, poi come per un tacito accordo si incamminarono verso il punto.
Percorsero le poche centinaia di metri in un paio di minuti e quando furono davanti al rudere si resero conto che a parte i muri esterni, doveva esser rimasto ben poco all'interno.
Entrarono ed ebbero la conferma alla loro ipotesi: restavano solo le mura perimetrali. La cosa strana era che il tavolo, un paio di sedie e qualche piccolo utensile (ridotti ormai a pochi pezzi di legno che stavano su a fatica) avevano una foggia antica, ma di un'antichità risalente non a qualche anno o decennio prima, bensì anche a secoli.
Bacone e Geremicca videro quel che restava di una porta sulla parete opposta a quella d’entrata.
"Nino, vai a dare un'occhiata là fuori" disse il commissario indicando quell'uscita.
"E perché io?" protestò velatamente Geremicca, che si sentiva addosso qualcosa di molto simile ad un brutto presentimento.
"Siamo io e te, a chi dovrei chiederlo?"
"Volevo dire, con tutto il rispetto, che potremo andare insieme."
"Hai paura di andare da solo?"
"No, non è paura... "
"Ho capito, è fifa!"
"Diciamo che ho una brutta sensazione. Prima questa casa che compare dal nulla, poi tutte queste cose antiche forse di secoli e che non possono essere rimaste qui ad aspettarci."
"Va bene, allora usciamo insieme" concesse il commissario.
Bacone e Geremicca aprirono quello che restava di una porta che poggiava su strani cardini e videro qualcosa che...

******

"Cri."
"Cri."
L'uomo cercava inutilmente di parlare con la donna ormai da diversi minuti, ma lei continuava a rimanere poggiata ad un enorme albero, le braccia conserte e i piedi ben piantati nel fango.
"Cri. Ascoltami. Capisco che sei arrabbiata con me, ma... non potevo prevedere che saremo andati a finire in un posto così."
"Arrabbiata? Io non sono arrabbiata, sono furiosa!" Esclamò senza voltarsi la donna. "Avevi detto che si trattava di una deviazione di pochi minuti, per un sopralluogo, come li chiami tu. Ma non hai letto da nessuna parte che esistono in rete le mappe e le webcam di qualsiasi posto al mondo?"
“Beh, veramente ci sono almeno cinque località su tutta la terra che non sono coperti da… “ iniziò l’uomo di slancio. Poi capì che non era il momento di snocciolare tutto il suo sapere sull’argomento.  “Ma sai che io preferisco sempre guardare coi miei occhi quello di cui devo scrivere... “ continuò ridotto a più miti consigli dall’atteggiamento della donna. Che rispose:
"Bene, ora l'ha visto: qui c'è solo fango, alberi che non si riesce a vedere il cielo e questo maledetto suono di flauto. È da ieri sera quando ci siamo persi che va avanti 'sta nenia."
"Ma noi non ci siamo persi... "
"E allora portami via di qui! Adesso!" Ed era un brutto adesso quello che aveva sibilato; e Alex l'aveva capito.
"Si certo, basta ritrovare la cascina in cui ci siamo riparati stanotte."
"Tu riesci a vedere qualcosa oltre a questa foresta?"
Cri adesso si era girata verso l'uomo con la t-shirt di Superpippo in versione zombie e aveva gli occhi fiammeggianti.
"Quando mi guardi così assomigli a... " iniziò Alex in solluchero, nonostante la situazione affatto bella in cui si trovavano.
"Io non somiglio a nessuno!” sbottò l’altra ormai al limite di una crisi di nervi. “Io sono solamente una povera disgraziata che vorrebbe essere a casa sua, dopo aver fatto una doccia, sul suo divano e con una buona vodka in mano!"
"Anch'io vorrei... "
"E, soprattutto, a mille miglia da te!" tagliò corto Cri.
Alex a quel punto capì che le cose si erano messe proprio male.
E non solo perché si trovavano nel bel mezzo di una foresta, senza nessun punto di riferimento per tornar indietro, ma- e lo stava vedendo solo ora – anche perché erano tenuti d'occhio da qualcosa che strisciava da un ramo all'altro sulle loro teste.
Naturalmente pensò bene di non dire niente alla donna su quest’avvistamento.

******

Bacone uscì per primo e ristette. Geremicca che era dietro di lui lo urtò, sorpreso dalla sua fermata improvvisa.
Poteva essergli sfuggita la casa, ma non quella foresta impenetrabile che avevano davanti.
"E questo cos'è?" sbalordì Geremicca.
"Alberi" provò a rispondere Bacone.
"Ma quanti sono?" L'agente Geremicca era stupefatto.
"Molti, moltissimi, anche troppi" concluse il commissario.
"E ora che facciamo?"
La domanda del siciliano era sensata, ma Bacone avrebbe voluto avere una risposta per un'altra questioncella: da dove erano spuntati fuori?
"Nino, siamo venuti qui per cercare di trovare i proprietari dell'auto abbandonata là fuori" e indicò qualche posto dietro la casa, pur sapendo che ormai ogni punto di riferimento e ogni certezza erano aleatori. "Perciò facciamo almeno un tentativo e andiamo avanti."
Geremicca, suo malgrado, seguì il commissario che si addentrava nel groviglio di rami, rampicanti e arbusti.
Da uomo prudente, e a scanso di equivoci, l'agente Nino Geremicca - che nei momenti liberi studiava per diventare agente scelto sotto la supervisione di Gennaro Bellagamba - estrasse la pistola d'ordinanza e la tenne ben in pugno.

*******

"Cosa stai guardando?" chiese la donna.
Alex Girola cercò di dissimulare lo stupore e la paura e gracchiò un insignificante: "Quegli alberi" indicando nella direzione opposta a quella dove una specie di bombolone gigante li stava fissando con occhio vigile.
"Gli alberi del giardino di mia nonna!" sbottò Cristina.
Poi anche lei inquadrò il mostro che penzolava da un enorme albero poco distante.
"Cos'è... quello?" squittì Cristina; all’improvviso l’intensità della sua voce si era alzata di molti toni.
"Non lo so" rispose Alex, che invece sapeva benissimo, purtroppo, di cosa si trattava.
"Qualunque cosa sia, voglio andare via di qui... " piagnucolò la donna; e cadde svenuta nel fango.
Alex era preso tra l'esigenza di far rinvenire la donna e quella di prender tempo per elaborare un piano che li portasse via da lì; ma per far questo era indispensabile che la donna rimanesse svenuta e tenesse la bocca chiusa. Lui sapeva infatti benissimo cos'era quella scolopendra gigante che sembrava aspettare il momento giusto per gettarsi su di loro.
Un suono, però, attrasse la sua attenzione.

3
*******

"???" Si chiese il bombolone guardando con curiosità l'uomo e la donna sotto di sé.
"!!!" Rifletté alfine, pensando a quegli strani ramoscelli che si agitavano senza un filo di vento.

*******

Il commissario Bacone raccolse da terra un ramo di una certa consistenza, soppesandolo per stabilire se potesse servire allo scopo, e con questo cominciò ad aprirsi un varco nell'intrico del fogliame, facendo così largo anche a Geremicca che lo seguiva con la pistola in mano e gli occhi ben aperti.
All'improvviso l'agente si fermò:
"Commissario, con tutto il rispetto, non sente anche lei questa specie di nenia che proviene di tra gli alberi?"
Bacone non aveva mai saputo se quel parlare quasi forbito gli venisse di suo o derivava dal fatto che Geremicca si stesse acculturando pian piano solo ora; il suono di un flauto, però, lo sentiva anche lui. E, ora che si era fermato e aveva smesso di battere col bastone, gli sembrava di sentire anche delle voci non molto lontane.
"E queste voci le senti pure tu, Nino?"
Geremicca tese l'orecchio e gli parve di sentire anche lui qualcosa.
"Si, mi pare che vengano di là" rispose.
"Ehilà, c'è qualcuno?" Gridò Bacone.
Rimasero in ascolto qualche istante, poi il commissario ripeté la domanda alzando ancora la voce.
Anche questa volta non ci fu risposta.
Allora Geremicca mise le dita in bocca ed emise un fischio degno del miglior Trappattoni.

*******

Un fischio, era sicuramente un fischio quello che aveva sentito. Istintivamente l’uomo prese ad urlare e a salterellare nel fango, come se questo potesse aumentare il baccano e aiutare a farsi rintracciare.
"Sono qui! Sono qui!"
"Siamo qui" rimarcò la donna che era rinvenuta a tempo di record.
"Siamo qui" presero a gridare entrambi.

*******

"Commissario, ha sentito?" Chiese Geremicca.
"Si, delle urla che vengono da quella parte!"
Geremicca riprese a fischiare, e nel mentre i due si incamminarono nella direzione da cui continuavano a provenire le urla.
In pochi minuti scorsero di tra le fronde basse degli alberi un uomo e una donna che si sbracciavano.
Quando giunsero a vista, la donna corse incespicando verso Geremicca, che era il più vicino, e gli si gettò al collo piangendo.
Geremicca rimase immobile.
L'uomo, invece, si avvicinò al commissario.
"Finalmente" disse. "Siete arrivati a tirarci fuori di qui!"
"Più o meno" rispose Bacone non molto convinto. "Lei è Alessandro Girola, il proprietario dell'auto abbandonata là... là fuori?"
"Esatto. Si è fermata ieri sera e siamo stati costretti ad abbandonarla perché veniva giù a secchiate, e perciò ci siamo rifugiati nel casolare. Lei" disse indicando la donna, "è un'amica, Cristina Riccione, una fotografa."
La quale, Cristina Riccione, era appesa al collo di Geremicca, che non aveva il coraggio (o la voglia?) di togliersela di dosso.
"In che senso più o meno? Non siete qui per riportarci nella civiltà conosciuta?" disse Cristina, che ora sembrava essersi completamente ripresa. Quindi si girò verso il commissario, abbandonando Geremicca ai suoi pensieri proibiti.
"Volevo dire che siamo arrivati fin qui e abbiamo avuto la fortuna di trovarvi, ma non ho la minima idea di dove siamo o di come fare a uscirne. È tutto così strano, senza senso, fuori dal mondo... "
Alex sembrò riflettere un attimo, poi sgranò gli occhi e disse tutto d’un fiato:
“Ma certo! È chiaro: qua è tutto come dentro a Il treno di Moebius! Il passaggio temporale annunciato dall'odore di ozono, la foresta, il suono del flauto... "
Poi si fermò un attimo e riprese con un tono molto più desolato e… :
“Eh già… proprio come dentro a Il treno di Moebius… “
"Il treno di Moebius? Cos'è?" chiese Bacone.
"Un mio racconto, io sono uno scrittore."
“Vedi allora che la colpa è tua!” intervenne Cristina. “Non potevi scrivere come tutti di una bella spiaggia, del mare cristallino… ? A quest’ora non eravamo qua! E invece no! Lui deve fare il nerd” continuò additando il suo compagno, “l’intellettuale, lo scrittore di nicchia” e nel pronunciare le ultime parole aveva un tono quasi schifato.
“Ma che sono queste parole, commissario?” stupì, sgranando gli occhi Geremicca, che pareva essersi ripreso dall'estasi contemplativa momentanea. “Il ned, la nicchia… Ma che sono, parole brutte? Si configura qualche reato? Li dobbiamo arrestare? ”
“Geremì, eh! Non ti ci mettere pure tu! Già siamo messi male abbastanza di nostro… "
"E poi ci sarebbe anche... la scolopendra!" Concluse l'uomo indicando un punto sopra la loro testa dove il mostruoso animale pareva aspettare il momento propizio per gettarsi su di loro.
Tutti guardarono all’insù e videro la scolopendra gigante che dondolava da un ramo.
Geremicca fu il primo a riprendersi. Puntò la pistola contro l’enorme bombolone e sparò diversi colpi.
L'animale parve sorpreso, ma non si mosse, anche se Bacone era sicuro che fosse stato colpito.
Cristina parve sul punto di svenire di nuovo e Geremicca ne approfittò per avvicinarsi pronto ad ogni (piacevole) evenienza.
Girola, forse ricordando di avere una maglietta su cui campeggiava un supereroe, seppur male in arnese, trovò la forza di prendere in mano la situazione: diede un'occhiata in giro e indicò altri due mostri che stavano raggiungendo il primo.
Poi cominciò a correre, zigzagando tra gli alberi e lasciando sul posto tutti gli altri. Si formò così un gruppo: Girola  lì davanti; a un paio di incollature il commissario; quindi Geremicca e infine Cristina Riccione.
Nino Geremicca si accorse che la donna era rimasta per ultima e stava perdendo terreno. Si fermò galantemente, si fece superare dalla fotografa e prese a seguirla al piccolo trotto.
Sempre più forte, si udiva il suono del flauto tra gli alberi e i quattro continuavano a correre. Poi all’improvviso…

*******
voce fuori campo (vfc): Alt! Stop! Fermi un attimo!
I personaggi si bloccano e si guardano l’un l’altro interrogativi.
Girola (piegandosi con le mani sulle ginocchia e il fiatone): Ma che c’è?
Geremicca: Si può sapere che sta succedendo?
vfc: Ma sapete dove state andando?
Girola: e che ne so! Lì c’era scritto che dovevamo correre e stiamo correndo! (riprende fiato) Noi facciamo quello che dice il copione. Ci sarà qualcuno che lo sa!?
Bacone (guardando gli altri) Mi sa che siamo messi davvero male, in tutti i sensi. Qui nessuno sa cosa fare e farci fare. Dico bene? (rivolgendosi ad un ipotetico interlocutore tra gli alberi).
Vfc Non è che non si sa cosa farvi fare… bisogna però chiarire alcuni punti…
Geremicca: Statemi a sentire. Io fino ad ora c’ho rimesso la divisa e le scarpe, e non intendo continuare così, alla cieca. Quindi: o ci fate sapere dove andare e quello che succederà a breve, oppure io me ne vado, e non mi venite a parlare di rottura del contratto!
Cristina Riccione: Ce ne andiamo? Finalmente, vengo anch’io, Nino. Portami con te!
vfc Calma, calma! L’autore qui dice che… bisognerebbe trovare un’idea… Sicuramente la storia deve andare a finire bene, visto che è un racconto leggero, umoristico, quindi niente morti, niente dispersi.
Girola: Sentite,nel mio racconto, per venirne fuori i protagonisti devono ritornare al tunnel e lì subiscono delle perdite prima di uscire…
Cristina: In che senso “delle perdite”?
Bacone: Vuol dire che qualcuno deve morire!
Girola: Ah, io sono una persona in carne ed ossa e quindi non posso morire in un racconto!
Geremicca: Io ho lasciato la guardiola praticamente sguarnita e poi sono un personaggio di una serie importante, non mi posso perdere per una storiella da 5-6 mila parole!
Bacone: Se è per questo io sono il protagonista principale, per cui…
Cristina: E che? Resterei io, allora? Non ci pensate minimamente! Chiunque lei sia, dice Cristina rivolta al bosco attorno,  dica a quella specie di scrittorucolo che sta guidando ‘sta storia che deve passare sul mio cadavere prima di… cioè volevo dire… uffa! Insomma! Io non posso morire! E poi c’ho il fard che si sta sciogliendo tutto e i capelli che mi si rizzano in testa dall’umidità! Sbrigatevi a tirarci fuori di qui!
Vfc: Ok. Allora facciamo così… Avvicinatevi.
I quattro personaggi si riuniscono e si odono frasi bisbigliate provenire dagli alberi, qualche protesta, una bestemmia e un Evvabbene liberatorio.
Poi…


TIM

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