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Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

giovedì 3 aprile 2014

Giuseppe, il Giusto

L'iconografia riprende l'idea di un Giuseppe anziano alla nascita di Gesù


Oggi voglio proporvi una breve riflessione su un passo del vangelo di Matteo.
Era molto che avevo in testa questi pensieri e ho così deciso di condividerli ora con voi.
Il passo è questo:

Matteo 1,18-20

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.”



Faccio prima una breve premessa storica sul matrimonio presso gli ebrei.

Il matrimonio era diviso in due parti.

C'è un primo momento (la ragazza deve avere almeno 12 anni e il ragazzo 18), che può durare anche diversi giorni, in cui vengono svolte tutte le “pratiche”: richiesta ai genitori della ragazza della sua mano da parte del futuro sposo; contrattazione sulla dote; l’investigazione per capire se la ragazza sarà in grado di procreare. Al termine il ragazzo, che porta in testa il velo della preghiera, pone parte di questo manto sul capo della ragazza e si scambiano la formula: “Tu sei mia moglie” e “Tu sei mio marito”. A questo punto i due sono giuridicamente sposati. Nulla impedisce perciò che abbiano anche rapporti intimi come marito e moglie.

Ora deve trascorrere un anno, in cui i due vivono ognuno a casa propria; trascorso questo tempo si celebrano le nozze e gli sposi vanno a vivere insieme.

È a questo punto della storia che ci troviamo con la narrazione evangelica: Maria e Giuseppe, già sposati, stanno per andare a vivere finalmente sotto lo stesso tetto.

Giuseppe, marito di Maria e futuro padre di Gesù di Nazareth, viene considerato giusto dalla tradizione cristiana, proprio in base a questo passo delle Scritture.

Bisogna tuttavia intendersi sul significato del termine giusto.

Presso gli ebrei i giusti erano una categoria sociale e religiosa: erano giusti coloro che si impegnavano ad osservare i 613 precetti della legge ebraica: 365  proibizioni e 248 comandi (365 come i giorni dell’anno; 248 come il numero delle ossa del corpo umano). E tra questi precetti c’era l’obbligo di denunciare una moglie adultera, anche se l’adulterio era stato consumato in questo periodo di sposalizio senza coabitazione.

Secondo la Legge ebraica, perciò, Giuseppe avrebbe dovuto denunciare Maria in quanto adultera, condannandola così a morte per lapidazione. Ma egli conosce e ama Maria, sa che quella ragazzina di famiglia umile non gli direbbe mai una bugia e così decide di non scacciarla pubblicamente, pur senza comprendere a fondo ciò che sta accadendo. Sceglie di darle il cosiddetto atto di ripudio: un semplice foglio di carta in cui ci poteva essere scritto anche semplicemente: “tu non sei più mia moglie”.

E qui il concetto di giusto riferito a Giuseppe acquista un significato diverso e importante per noi: egli è giusto non perché rispetta la Legge (in questo caso terribile, ma pur sempre una tradizione, che per gli ebrei stava al di sopra di ogni cosa), ma perché rispetta la persona.

L'unione di Maria e Giuseppe benedetta dagli Angeli di Dio
Egli non giudica secondo una mentalità religiosa, di chiesa istituzionale, ma secondo l’amore per la propria futura sposa. Egli mette al primo posto la persona. Si fida delle parole di quella ragazza, perché la ama sopra ogni cosa, e capisce che c’è qualcosa che a lui sfugge ma che è vero, reale. Probabilmente prova nei confronti di Maria una sorta di reverenza inconscia; capisce, forse anche grazie alla sua profonda religiosità, che il mistero ha avvolto la sua compagna. Gli ebrei infatti hanno sempre avuto, e hanno ancora, un penetrante senso dell’attesa del Messia.

Giuseppe vuole proteggere Maria, che rispetta; vuole preservarne il buon nome oltre che la vita, perché l’amore è al di sopra delle legge.

Il racconto di Matteo ci dice che solo dopo questa decisione del giusto Giuseppe interviene l’Angelo del Signore a spiegargli ciò che sta accadendo: il frutto del grembo della sua sposa è stato piantato direttamente dallo Spirito Santo.

La narrazione non ci dice come è avvenuto ciò, quale atto ha avuto come conseguenza la gravidanza di Maria. Perché, evidentemente, non è importante. Tutto ciò che è scaturito in seguito sulla concezione verginale di Maria fa parte della (inutile) discussione teologica ma non della fede.

Noi sappiamo, e questo ci basta, che una ragazza di nome Maria ha dato alla luce un bambino di nome Gesù, che è il Messia, il Salvatore annunziato dai profeti.

E che Giuseppe, giovane carpentiere di Nazareth, ne è il padre.

Gesù può anche non aver avuto bisogno di un padre fisico. Quel che importa, però, è che è cresciuto in una famiglia formata da un uomo che ha messo l’amore al primo posto della propria vita e da una donna che ha accettato di far parte di un mistero, oscuro e tremendo, molto più grande di lei.

Juan Segundo

2 commenti:

  1. Gli esseri umani prima delle regole, infatti è questa la giustizia più grande.
    Nella tradizione zen esiste un aneddoto: due monaci arrivano di fronte a un fiume, e c'è una donna che vorrebbe attraversarlo ma esita perché ha paura. Uno dei due monaci si offre di aiutarla, la prende in braccio, guada il fiume e la deposita sull'altra riva. La donna ringrazia, saluta e se ne va. Anche il secondo monaco guada il fiume e i due riprendono il viaggio.
    Il secondo monaco rimugina, pensa, riflette per ore, alla fine si rivolge al primo e gli dice: "La nostra regola non ci impedisce ogni genere di contatto con le donne?". L'altro risponde: "Io l'ho tenuta in braccio per pochi istanti, tu sono ore che la stai portando in braccio".
    Come dire: in quel momento erano di fronte a un essere umano che necessitava di aiuto, lui l'aveva aiutata e l'aveva già anche dimenticata, mentre il secondo monaco l'aveva inquadrata esclusivamente come "donna" (e continuava a farlo) ma non si rendeva conto che lei necessitava di aiuto a prescindere dalle regole monastiche...

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  2. ed è proprio per questo che anche nel vangelo si definiscono peccati più gli atti che si compiono con la mente che quelli che si fanno col corpo. Il nostro tempo, purtoppo, invece è proprio il tempo di ciò che appare e quindi si mostra. Per questo è difficile trasmettere determinati valori.

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