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Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

sabato 21 aprile 2012

Dei peccati della signora Maigret e di altri commissari

Se esistono un paradiso e un inferno anche per i personaggi letterari, allora penso che la coppia dei signori Maigret dovrebbe andare in un confessionale a lavarsi la coscienza dal gravissimo (per la chiesa cattolica) peccato di atti sessuali contrari alla morale perché compiuti prima del matrimonio. Sì, perché la timorata signora Maigret e il suo integerrimo marito hanno copulato a una settimana dal matrimonio.
È lo stesso Simenon a svelarci la cosa. 
Siamo nel 1956 e lo scrittore francese è a Cannes dove sta scrivendo  Maigret s'amuse . La storia narra di una donna trovata nuda e morta nell'armadio di uno studio medico. Sono sospettati dell'omicidio il titolare dello studio e un suo sostituto. Maigret è ufficialmente in vacanza, ma è rimasto in incognito a Parigi per non essere disturbato dai suoi colleghi del Quais des Orfevres. Così segue attraverso i giornali i suoi ispettori alle prese con questo spinoso caso giudiziario. Uno dei due medici è fidanzato con una spigliata ragazza figlia di un avvocato di grido la quale, come risulta dai resoconti giornalistici, spesso andava a casa del fidanzato dove si intratteneva anche per la notte. Non esistendo a quel tempo lettori DVD o Pay Tv di sorta, si sottintende cosa i due facessero per passare il tempo.
Maigret e la moglie stanno leggendo i quotidiani che da giorni si sono buttati sulla notizia dell'omicidio e il commissario guarda di sottecchi le reazioni della moglie alla lettura dell'articolo.
Lasciamo la parola a George Simenon che ci svela questo particolare piccante della vita del più famoso baffo poliziesco d'Europa (in America hanno Wolfe, Nero Wolfe) e della gentile consorte.
Due o tre volte la signora Maigret si lasciò sfuggire un sospiro. Alla fine, invece di voltarsi verso di lui, si mise a fisare la chiatta che scaricava mattoni.
"Che strana ragazza" mormorò.
Per stuzzicarla, egli fece finta di non udire. Dopo un po', essa chiese:
"Tu approvi?"
"Cosa?"
"Non hai letto? Le visite in rue Saint-Pères. La camera da letto... Ai miei tempi... "
Egli esitò. Non voleva farle un dolore, ma tuttavia si arrischiò a dire:
"Non ti ricordi? Il boschetto, nella vallata di Chevreuse... "
Se Martine Chapuis non aveva arrossito, la signora Maigret, al contrario, diventò di fuoco.
"Non vorrai sostenere che è la stessa cosa?"
"Perché?"
"Mancava una settimana al nostro matrimonio."
"Per questi mancano due mesi." ... *)
Ecco. Anche i più candidi personaggi (immaginate Andreina Pagnani e Gino Cervi su quella panchina a discorrere) hanno i loro segretucci.
E veniamo all'altro commissario. Bacone, Francesco Bacone.
Sì, lo so che l'accostamento è irriguardoso nei confronti di Simenon, ma nel suo piccolo anche Bacone esiste, ed è della stessa consistenza eterea di Maigret. Che poi io, il suo creatore, non sia capace di renderlo per come merita, è un altro discorso. Ma Bacone vive.
Come ho già detto da qualche parte, dopo la prima novella e il primo raccontino a puntate, ho in corso la stesura di una seconda storia lunga (che per ora sta congelata parte sull'hard disk e parte nella mia testa) e da pochi giorni ho iniziato una seconda storia breve. Non vi dico questo solo per mera e becera pubblicità letteraria, ma per una riflessione che facevo ieri sera tra me e me medesimo mentre tornavo a casa.
In fondo questi raccontini, oltre a divertirmi, mi danno l'opportunità di conoscere meglio i miei personaggi. Mi spiego. Mi sono accorto che in Una gita fuori porta... ho seguito un dei personaggi dello sgangherato commissariato di V., ho cercato di studiarne le reazioni, di mettergli in bocca le parole giuste, quelle che Gennaro Bellagamba, campano doc, avrebbe pronunciato, i gesti che avrebbe compiuto. E lo stesso vale per Francesco Bacone e gli altri presenti. Ora, in questa seconda storia breve, sto cercando di delineare la vita e il pensiero di altri/e poliziotti/e del giro del commissariato. insomma stanno prendendo vita dei veri e propri personaggi autonomi.
Voi mi direte: che bella scoperta! è così che si scrive, mica parlando della rava e della fava! Certo, lo so, ma voi sapete anche che io sono nuovo del mestiere e che sto imparando poco alla volta. Così questa scoperta mi entusiasma. E la voglio condividere con voi.
Forse, dopo questa seconda storia breve, sarò più pronto ad affrontare la novella in ibernazione e chissà che non ne venga fuori qualcosa di buono, o quanto meno di meglio della precedente.
E ora, dopo le doverose lamentazioni riguardo ai riscontri che non sono ancora arrivati (eh, quanti bei post sull'importanza del feedback!), finisco di ammorbare queste pagine. E vado a buttarmi su quelle ancora intonse del raccontino. Anzi prima vi lascio un piccolo assaggio, le prime battute, di questa nuova sudata mia opera, che potrebbe (ma la cosa è ancora tutta da vedere) intitolarsi



È solo un gioco, commissario Bacone!
 “Pronto, sono Sara della British Telecom. È lei il titolare?”Bacone rimase un attimo interdetto.“Chi è scusi?”“Sono Sara della British Telecom. Vorrei parlare col titolare. È lei?”“Signorina, questo è un commissariato!”“E allora mi faccia parlare col commissario” ribatté Sara-della-British-Telecom senza perdersi d’animo.Bacone non sapeva cosa fare. Guardò il portatile che aveva in mano, poi disse:“Non ci serve niente, grazie!” e riattaccò.“Geremicca!” urlò qualche secondo dopo.Il telefono squillò: telefonata interna.“Sì, che c’è?” rispose.“È lei che mi ha chiamato, commissario” disse seraficamente Geremicca.“Ma cosa ti è saltato in mente di passarmi quella tizia di prima?” si alterò Bacone.“E perché? Si è gentilmente presentata e poi ha chiesto del titolare. Quindi visto che lei è il titolare di questo commissariato, gliel’ho passata.” Poi dopo una breve esitazione: “Ho preferiva che la facevo parlare con Conci?”Com’era quel libro? Quello da cui avevano fatto pure un paio di film? Ah, ecco: L’ultimo uomo sulla terra. Bacone aveva perso l’orientamento: era rimasto solo lui al mondo a ragionare secondo certi canoni o era rimasto l’unico imbecille sulla terra?

TIM

*) da: Maigret in vacanza, A. Mondadori editore, 1979, collana Le inchieste del commissario Maigret, pag. 307.

6 commenti:

  1. Vorrei avere un po' di tempo per leggere le storie che pubblichi a puntate sul blog ma... in questo periodo sembro una coperta corta tirata da tutte le direzioni. Speriamo che l'andazzo cambi... :((

    PS.
    Lo scrivo qui come l'ho scritto sul mio blog. Ti chiedo scusa per quanto ho scritto sul post di oggi. In effetti tu hai lasciato feedback su ognuno dei tre racconti. Mi riferivo a un gruppetto di persone che addirittura mi aveva scritto in via privata per chiedermi quando sarebbero giunti i seguiti di Adamo! :(

    Come mia abitudine, tutti i feedback sono riportati sulle pagine dedicate agli ebook del mio sito. Per cui non potevo certo dimenticarmi dei tuoi contributi. Anzi... ti ringrazio tantissimo perché sei sempre presente e attento. ^_^

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    1. non ti devi scusare per niente! non lo dicevo come un rimprovero, assolutamente! era solo una constatazione, anche perché non avevo capito se ti riferivi proprio a quello o ad altro. quindi chiudiamola qui. e non ti preoccupare per la lettura: so che ognuno di voi ha i suoi tempi e i suoi impegni! anche in questo caso, come nel tuo, parlavo d'altro e d'altri...

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  2. Cari Maigret e signora Maigret, ognuno ha i suoi scheletrucci nell'armadio.
    Oddio però mi farebbe specie davvero immaginarmi Cervi e la Pagnani a fare questi discorsi....un trauma, davvero un trauma.
    In serata ti commento il tuo Bacone.

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    1. grazie. forse ci troverai qualcuno che ti assomiglia un po', ma non ti preoccupare, per quel personaggio mi sono ispirato... veramente a te! ho una cartella dove tengo le foto di persone a cui posso attingere quando ho un nuovo personaggio e con "quel nome" c'è proprio la tua foto, una di quelle di Bassano!

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  3. Sì, scrivere è soprattutto un piacere, e tu lo stai scoprendo ;-)

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    1. Esatto. Il mio problema è sicuramente la costanza, anche perché, come tu ben sai, si riesce a mantenere un ritmo narrativo se si scrive con continuità, altrimenti c'è il rischio di passare da un tono di commedia a uno di tragedia nello stesso racconto.

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