Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

lunedì 6 febbraio 2012

Racconto a puntate: Capello Liquido (VI)

Da questa puntata la storia entra un po' più nel vivo, anche se già la volta scorsa qualcosa ha cominciato a succedere, almeno nella vita di Mario. Oggi è la volta di Enzo, che riceve una strana visita in carcere, e questo colloquio spiega molte cose...


Capello Liquido
30.05.2001
Enzo si tirava dietro il mocio con tutto il secchio pieno d’acqua sporca e ogni tanto dava qualche colpo al pavimento, ma non ne aveva proprio voglia. Sapeva che dopo sarebbe passato il secondino a controllare il suo lavoro, ma non gliene importava niente: in fondo che potevano fargli? Al massimo gli avrebbero allungato di qualche giorno il turno delle pulizie.
Non vedeva l’ora di tornare nella sua cella e sdraiarsi sulla branda. Era stanco, non tanto per il lavoro, ma per i ritmi di quel posto, sempre gli stessi: a quell’ora la sveglia, a quell’ora la colazione, a quell’ora la passeggiata… c’era un’ora per ogni cosa. No, questo non faceva per lui che era sempre stato refrattario alle cose imposte o anche solo stabilite prima da altri. Enzo, ad esempio, odiava i puzzle: perché le tessere dovevano andare al loro posto e non dove lui voleva metterle? Se lui aveva voglia di fare una cosa la doveva fare, anche per questo aveva comprato una moto invece che un’auto.
Priscilla era il simbolo della sua libertà, della sua possibilità di rompere ogni regola, andare dove una macchina non poteva andare, non essere obbligato a portare nessuno che gli stesse sulle scatole (chi si sarebbe azzardato a chiedergli un passaggio dopo aver sperimentato la sua guida al limite?). Priscilla era l’amante ideale e insieme formavano la coppia perfetta: lei era sempre lì, docile, obbediente ai suoi colpi di gas e alle sue frenate improvvise, non chiedeva mai niente ma aspettava sempre che fosse lui a darle il necessario. E se per qualche giorno o settimana Enzo aveva altro per la testa e la lasciava in garage, Priscilla non protestava né metteva il muso: restava ad attendere che il suo padrone tornasse a sentire il bisogno di lei.
E in quel momento Enzo sentiva forte il bisogno di Priscilla, aveva nostalgia dell’odore della gomma delle manopole del gas e della marce, del freddo del serbatoio in mezzo alle cosce, dei moscerini spiaccicati sulla visiera del casco; sì, anche di quelli.
Era quasi arrivato alla fine del lungo corridoio e per quel giorno aveva finito, per fortuna. Stava strizzando il mocio nell’apposita vaschetta del secchio, quando il ben noto rumore di chiavi che entrano e girano nella serratura lo fece voltare. Dall’altra parte del cancello che divideva in due il corridoio del reparto vide Paolo, l’enorme guardia penitenziaria di turno quella mattina (mille volte meglio lui di Gesualdo, quello sempre con la puzza sotto il naso); accompagnava un uomo sulla cinquantina che non conosceva, con una borsa da persona importante per mano e nientemeno che il vicedirettore: sicuramente doveva trattarsi di una cosa importante.
Cercò di immaginare chi potessero andare a cercare. C’era il tipo della 32, quello che aveva chiesto la revisione del processo, ma il suo avvocato era andato a trovarlo il giorno prima, e poi per queste cose c’è la stanza delle visite. Qualche ammalato? Dovrebbe essere in infermeria non in cella. Era proprio strana quella visita. Tornò a far finta di pulire.
«Ghezzi!» la voce tonante di Paolo.
Si fermò e si voltò appoggiandosi al palo di ferro con cui stava lavando.
«Vieni qui che c’è qualcuno che ti deve parlare.»
E che volevano adesso? Non aveva fatto niente di male negli ultimi tempi per cui potesse esser ripreso.
Enzo e il gruppo dei nuovi arrivati si incontrarono a metà corridoio.
L’uomo con la borsa cominciò a fissarlo attentamente in testa. Gli girò attorno, alzandosi sulle punte dei piedi perché era più basso di lui, poi  rivolgendosi a Paolo:
«Posso toccarglieli? »
«Ehi, calma, calma» protestò vivacemente Enzo, che già in quel frangente non era dell’umore giusto per fatti suoi. «Chi è questo e che vuole da me? E poi cosa dovrebbe toccarmi? Sono io che decido se qualcuno può mettermi le mani addosso. E in questo momento non gira per niente bene» e nel dirlo si ritrasse dai tre.
Il vicedirettore si tolse gli occhiali e prese a pulirli con la cravatta, segno che stava per parlare e dire cose importanti.
«Vedi Enzo, questo signore è il dottor Pizzamiglio, di una nota casa farmaceutica, che ha messo a punto uno shampoo che utilizza  dei capelli veri, che siano forti e sani, per nutrire altri capelli che invece sono fragili e malati. Ma di questo aspetto ti parlerà meglio lui. Siamo venuti da te perché lui ci ha chiesto se tra i nostri ospiti c’era qualcuno che fosse dotato di una bella chioma da utilizzare per questo prodotto, e noi abbiamo pensato subito a te.»
E per stuzzicare la sua baldanza e renderlo più collaborativo continuò subito: «Ritengo che sarai ben contento di dare qualche capello ogni tanto per la scienza.» Poi, gettandola sullo scherzo: «E pensa a quanta gente andrà in giro con la testa lavata con lo shampoo fatto coi tuoi capelli!» e rise quasi di gusto.
«Fatemi capire bene la cosa perché devo essermi perso qualche puntata della Ruota della fortuna» intervenne Enzo, stupito, sulla risata del vicedirettore.
«Vede signor Ghezzi» adesso era il dottore «non voglio scocciarla con spiegazioni scientifiche che a lei certamente risulteranno noiose e inutili. Ma per farla breve le dirò solamente che abbiamo messo a punto uno shampoo che, come ha appena accennato il vicedirettore, ha come base il capello liquido. Noi scegliamo delle persone che abbiano dei capelli perfetti, sani, forti. Quando vanno dal barbiere per il normale taglio, chiediamo loro di non buttar via i capelli, ma di darli a noi, che paghiamo per questo sevizio, e devo dire anche abbastanza profumatamente. Poi… »
«E quanto sarebbe?» interruppe Enzo che aveva subito alzato le antenne alla parola paghiamo.
«Diciamo che varia a secondo della qualità del capello. Ce ne sono alcuni tipi che si trovano facilmente, e per quelli c’è una cifra. Altri sono più rari per la loro lucentezza e purezza dei componenti, e qui si parla di bei soldini, diciamo pure sui…» pausa per far calare ben bene le braghe all’ascoltatore interessato «cento euro a taglio.» Quindi riprese con aria professionale: «Naturalmente i capelli devono pesare almeno cinquanta grammi per volta, e ogni volta vengono analizzati per controllare che la qualità sia la stessa del primo taglio. Stavo comunque dicendo che una volta presi i capelli dopo il taglio, vengono portati… »
«Non mi interessa niente di cosa ne fate dei miei capelli. Io ve li do, voi sganciate la grana e l’affare è concluso.» Anche se con un mocio in mano, Enzo non aveva perso la sua capacità di fiutare un affare e afferrarlo al volo.
«Beh, certo, dal suo punto di vista lei ha ragione» riprese il dottor Pizzamiglio «comunque prima di concludere l’affare come dice lei, dobbiamo analizzare i suoi capelli per vedere se sono realmente adatti al nostro scopo, come d'altronde sembrano ad una prima osservazione esteriore.»
«Analizzate pure tutto quello che volete, vi assicuro che il mio articolo è il migliore sul mercato.» Ed era veramente entusiasta.
E non solo per il vile -come dice chi ce l’ha- denaro, ma anche perché la mente di Enzo aveva partorito l’idea che era bello sapere che qualcun altro potesse andare in giro con i suoi capelli in testa. Si, lo sapeva che non è che glieli trapiantavano, ma erano pur sempre i suoi capelli che andavano a nutrire, come aveva detto il vicedirettore, quelli di un povero sventurato con un problema in testa. E magari, con quell’operazione, gli passava anche un po’ del suo ingegno, come il latte delle poppe della mamma nutre il bambino e gli passa le sostanze di cui ha bisogno.
Enzo Ghezzi, detenuto numero 879023, di turno alla pulizia dei corridoi del carcere di…, era orgoglioso di sé stesso e del bene che avrebbe fatto all’umanità.  
(... continua... )


TIM

9 commenti:

  1. Immaginavo qualcosa del genere....;)

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    1. Beh, a questo punto è molto facile intuire anche il resto! c'è poco da fare, noi terroncielli abbiamo un inventiva e un cervello più sviluppati!

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    1. eh beh! siamo ormai alla fine e, come dicevo nell'introduzione, si chiuderà col botto, nel vero senso della parola! a mercoledì mattina

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Risposte
    1. ancora poche ore e si concluderà. sono contento che sia piaciuto, almeno a chi ha commentato. Siete stati pochi, ma come si suol dire.. pochi ma buoni! Il mio blog non avrà ascolti (o visite) da record ma non m'interessa: preferisco restare piccolo e coi piedi per terra, perché le cose che dico sono terra terra ma mi sembra abbiano un senso..
      P.S.: il Dungeon è nell'ereader pronto alla lettura!

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  5. Chissà se un giorno lo inventeranno davvero qualcosa del genere. Un prodotto capace di far ricrescere capelli veri renderebbe miliardario il suo inventore.

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    1. Io ne avrei proprio bisogno! anche se la mia criniera diradata mi piace così com'è!

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