Per riflettere...

La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

venerdì 11 novembre 2011

La rivoluzione umana: da qualche parte bisogna pur ricominciare

qui

"Rivoluzione umana" è (...) quel processo fondamentale di trasformazione interiore attraverso il quale ci liberiamo dalle catene del nostro "piccolo io", imprigionato dall'ego e dall'autoconsiderazione, e accresciamo l'altruismo del "grande io" capace di preoccuparsi e di agire per gli altri e, in ultima analisi, per l'umanità intera.


(...) esistono vari tipi di rivoluzione: politica, economica, industriale, scientifica, artistica... ma, indipendentemente da cosa viene cambiato, il mondo non sarà mai migliore finché le persone rimarranno egoiste e prive di compassione. In questo senso, la rivoluzione umana è la più importante di tutte le rivoluzioni e allo stesso tempo la più necessaria per l'umanità.


La questione di come cambiare in meglio ha generato innumerevoli teorie, religioni e imperi editoriali. Senza dubbio l'autodisciplina e lo sforzo possono consentirci trasformazioni positive, come accade per esempio facendo una regolare attività fisica. Ma spesso la volontà è difficile da mantenere e il nostro autocontrollo può perdersi in un momento cruciale perché non abbiamo affrontato le cause interne che sono alla base del nostro comportamento.


La rivoluzione umana è il lavoro di trasformazione della nostra vita a partire dalla sua essenza più profonda. Significa individuare e affrontare tutto ciò che inibisce la piena espressione del nostro potenziale positivo e della nostra umanità. (...) ogni individuo possiede uno stato vitale puro, positivo e illuminato. Questo stato vitale (...) è caratterizzato da qualità come la compassione, la saggezza e il coraggio che ci consentono di creare valore a partire da qualunque situazione. (...) il processo più profondo di cambiamento e purificazione avviene quando facciamo emergere questo stato vitale (...).


(Ciò) (...) si esprime in modi concreti. Innanzitutto, acquisiamo un profondo senso della dignità umana e la convinzione che la nostra vita è dotata di potenzialità illimitate. In secondo luogo, sviluppiamo la saggezza per capire che ciò che prima ci sembrava impossibile, in realtà è possibile. Terzo, sviluppiamo una forte vitalità che ci consente di affrontare i problemi con una sensazione di liberazione interiore. Perciò siamo in grado di fare la nostra rivoluzione umana, cercando di migliorare il nostro "io" giorno per giorno e far sì che l'"io" di domani sia sempre migliore di quello di oggi.


(...) anche le circostanze che potrebbero sembrare le più sfortunate, come una malattia apparentemente incurabile o un lutto, possono in realtà essere la migliore occasione per mettere in atto la nostra rivoluzione umana e la spinta giusta per realizzare una eccezionale crescita personale.


Guardare al di là delle nostre preoccupazioni personali e agire per il bene altrui rinvigorisce e accelera questo processo. Un'esperienza che prima era vissuta come un fardello ingiusto può trasformarsi nella chiave per capire lo scopo della nostra vita, mentre impariamo come aiutare gli altri a lottare in situazioni analoghe.


Questo processo individuale di rivoluzione umana è la vera scintilla che può innescare il cambiamento su scala globale, perché assumersi la responsabilità di trasformare la propria vita è il primo passo verso la creazione di una società basata sulla compassione e sul rispetto per la dignità della vita di tutti gli esseri umani.

Spero abbiate avuto la pazienza di arrivare fin qui. Se è così allora devo confessare di aver volutamente tagliato le parti dell'intervento in cui era possibile risalire alla provenienza dell'articolo, perché penso che su alcune cose, come questa, dobbiamo avere il coraggio di riflette senza paraocchi mentali, senza preclusioni intellettuali o di fede.
Se volte leggere il pezzo nella sua interezza andate qui e/o visitate questo sito.

TIM

14 commenti:

  1. Il buddismo mi ha sempre affascinato. Ho letto diversi libri sull'argomento e pur restando cristiano spesso nella vita quotidiana applico atteggiamenti "filosofici" buddisti.

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  2. Anch'io 'non sono' buddista, così come non ritengo di essere cristiano (sicuramente non sono cattolico), ma anch'io penso che molti degli atteggiamenti e comportamenti buddisti siano risposte positive alle domande dell'uomo in generale, perché non puntano alle singole realtà al di fuori di noi, ma cercano di capire e cambiare quello che sta dentro di noi. D'altra parte, a meno che non parliamo della 'religione' buddista, questa filosofia di vita penso sia applicabile anche a chi ha una propria fede.

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  3. La filosofia dietro questi ragionamenti mi affascina da sempre. Vorrei solo poter avere la costanza di metterli in pratica nella mia vita.

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  4. @ Nick: è quello che frega anche me. E forse è proprio questo il punto: perseverare significa avere bene in mente l'obiettivo e vivere consapevolmente il momento presente.

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  5. Complimenti TIM, hai commentato alle 11 e 11 minuti! ^^

    Bell'articolo. Sono sempre stato affascinato dalla filosofia buddista. Ho poca fiducia nell'uomo in quanto tale, piuttosto ho fiducia in alcuni singoli elementi. A ogni modo credo che la rivoluzione umana si farà... e accadrà il giorno in cui ci troveremo di fronte al rischio "vero" dell'estinzione. Forse quel giorno il nostro pianeta sarà ormai morto... o forse sarà talmente cambiato da non permetterci di sopravvivere... ma quel giorno, probabilmente, l'uomo cambierà davvero.

    Per ora abbiamo solo le filosofie, e le persone. Su questo si può lavorare, ma è un lavoro duro.

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  6. @ Glauco: non ci avevo fatto caso. Pensa che stamattina volevo fare uno scontrino a vuoto alle 11:11 per tenerlo come ricordo; poi mi è passato di e l'ho fatto più tardi. Ma era lo scontrino n. 11! Quanto alla riflessione seria, è vero quello che dici, ma io continuo sempre a pensare che bisogna distinguere il Mondo, con la "m" maiuscola e il nostro piccolo mondo di esseri umani. Se non partiamo dal nostro, non può cambiare l'altro, e il fatto che sia difficile cambiare l'latro, non vuol dire che il nostro non possa e debba cambiare. Anche perché il nostro deve cambiare a prescindere da quello che c'è fuori, altrimenti sarebbe come il cane che si morde la coda.

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  7. Non sono buddista, seppur condivida molti dei suoi punti, e riflessioni come queste dovrebbero arrivare alle orecchie di chi non riesce a vedere più in la del proprio naso.
    Mi capita spesso di fare ragionamenti del genere, altrettanto spesso con un mio caro amico, e finisce sempre alla stessa maniera: siamo in pochi a crederci, ed è questo il problema sostanziale.
    Ogni giorno si vedono persone, più o meno in vista, parlare dei problemi del nostro mondo e dell'epoca in cui viviamo, ma quasi nessuno parla mai di quello che davvero andrebbe fatto. Lo dico da anni: non si può salvare nulla se non si vuole davvero farlo.
    in fondo, è come uno che vuole smettere di fumare: potrà utilizzare ogni sistema che gli passi per la testa, ma se davvero non vuole smettere sarà tutto inutile.

    Complimenti, post come questo dovrebbero andare affissi alle mura di ogni città.

    Narratore

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  8. @ Narratore: ti ringrazio, ma il testo, come avrai capito dalle conclusioni, è tratto dal sito dell'Istituto Buddista Italiano. Però lo condivido in pieno. Molti di noi credono ancora che basta avere una connessione più veloce o più soldi a disposizione per cambiare il mondo. Il mondo comincia nella nostra testa e se la revisione non comincia dall'inizio (da dentro di noi), ogni pensiero e conclusione sarà monca o sbagliata.

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  9. @Tim: sì, lo avevo capito, ma credo che chiunque con un briciolo di coscienza riuscirebbe a esprimere certi concetti. In fondo basta guardarsi dentro e i veri principi si trovano.
    Quindi, anche solo l'aver condiviso qualcosa, riflettendoci sopra, per me equivale a pensarlo direttamente.
    Non esiste il diritto d'autore sul modo giusto per vivere...

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  10. @ Narratore: concordo.E io mi chiedo sempre: se tutti vediamo qualcosa che non va, dovremmo reagire tutti allo stesso modo. Se noi aprissimo, ad esempio, un'attività in cui si fa lo sconto a chi è senza lavoro, stai pur certo che tutti quelli che verranno diranno di essere senza lavoro. Allora non basta guardarsi dentro per trovare una risposta, bisogna che poi questa risposta sia tirata fuori chiara e limpida. Non so se questa differenza di comportamento dipenda da qualcosa che è dentro di noi (un peccato originale?), dall'ambiente che ci costringe nell'angolo o da che altro. Vedevo ieri sera un servizio da Napoli sulle assicurazioni. Un motorino da 1200 euro ne paga 1800 di assicurazione, il che è un controsenso. Ma se ti beccano ti fanno una multa per una cifra molto inferiore; a questo punto conviene non assicurarsi e sperare che durante l'anno non si abbiano incidenti e non si venga fermati dalla stradale. Cosa fare? seguire la parte di noi che ci dice: è obbligatorio assicurarsi? o quella che dice: perché devo sottostare ad una situazione così assurda?

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  11. Parole molto condivisibili. Sicuramente non bisogna essere buddisti, cristiani o altro per riconoscersi almeno in alcuni punti.

    Io comunque ho un'idea un po' mia: credo che nella realtà la quasi totalità delle persone può essere giusta e compassionevole. Credo che l'uomo, per lo meno quello che ha la fortuna di crescere in paesi in cui ha accesso a determinate basi sociali e culturali, sia già mutato e rivoluzionato rispetto all'uomo delle epoche passate.

    Soltanto ci sono dei fattori esterni che ci limitano e ci rendono difficile realizzare appieno quello che potremmo essere. Purtroppo l'uomo moderno vive in una gabbia fatta di convenzioni, paure e luoghi comuni e prese di posizione fatte da chi è vissuto prima di lui e dalle quali non riesce ancora a liberarsi.

    Non dico che le idee del passato siano tutte sbagliate, solo una parte. Per me ci vuole solo ancora tanto tempo e pazienza.

    Simone

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  12. @ Simone: sicuramente sono condivisibile anche le tue parole. Il problema del 'contesto vitale' è importante perché vivere in un posto dove bisogna guadagnarsi un sacco di viveri portato da qualche con organizzazione umanitaria con le unghie e con i denti non facilità l'essere misericordiosi e compassionevoli. Ma riflettevo che queste filosofie (se vogliamo così chiamarle) orientali nascono proprio in posti dove la vita non ti da sempre il massimo, dove la povertà la vedi e la tocchi in ogni strada. E riflettevo anche che forse è proprio questo non possedere nulla o quasi che stimola la capacità di condivisione. La nostra società non è 'ricca', ha solo più di quello che gli serve per vivere e progredire intellettualmente e spiritualemente. Ma questa crisi che stiamo attraversando sta facendo rivedere anche quest'idea. Leggevo che in grecia è invalso l'uso tra i vicini di aiutarsi in molte cose: io taglio la tua erba del prato e tu accompagni i miei figli a scuola; io vado a fare la spesa e do qualcosa a te e tu mi aggiusti il tubo rotto del lavandino. In proporzione, penso che sia un modo 'occidentale' concreto di essere misericordiosi e compassionevole. Ma sono cose che richiederebbero riflessioni più profonde e basate su dati reali.

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  13. Mi piace moltissimo questo post ...
    anche io personalmente mi sono affacciato a nuovi orizzontoi.. in particolare ad una disciplina (non è una religione per la verità) che si chima Ho'oponopono (chiunque ne abbia curisità può facilmente trovare su google spiegazioni)... da allora ho capito come la prima rivoluzione da fare è quella destro sè stessi: puoi viaggiatre quanto vuoi ma solo addentranti dento il tuo vero "io" e svuotandoti allo "stato zero" (dove tutto è ispiraziuone) potrai dire di aver compiuto IL VIAGGIO

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  14. Sono contento che tu abbia già intrapreso un cammino per ritornare al cuore dell'uomo. Da quel poco che ho potuto vedere su questa tua disciplina, che non conoscevo, si tratta (e lo dico senza senso di sufficienza!) di un percorso legato alla riscoperta del centro attraverso tutto ciò che è natura e umanità. Un po' quello che fanno gli indiani d'America o gli indigeni australiani. Mi permetto di consigliarti anche un testo sui 4 sacri simboli degli indiani e i libri di Enzo Braschi (sì, proprio il cabarettista) che vede quell'esperienza che lui ha abbracciato da molti anni con occhi occidentali. Se ti interessa qualche titolo ci sentiamo in prvt.

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