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La cura di tutte le cure è quella di cambiare il proprio punto di vista, le proprie idee e credenze e con questa rivoluzione interiore dare un proprio contributo per un mondo migliore.

Guardiamo il mondo in un altro modo. (T. Terzani)

martedì 4 gennaio 2011

Cronache da un altro mondo 8

Ho ricevuto quest'altro messaggio.


04 gennaio 2016



“Dobbiamo andare a fare un po’ di spesa”.
Ho scoperto che Carlo è uno che prende l’iniziativa. Stamattina ha aperto gli sportelli della cucina e ha fatto la lista della roba che manca: essenzialmente biscotti, nutella, merendine.
L’ho sistemato nel letto a castello della camera degli ospiti e lui ha subito preso possesso del suo spazio: ha spostato la sedia vicino al letto e ci ha messo sopra la lampada (ancora la corrente va’ anche se a singhiozzo, ve l’avevo detto), ha razziato tutto il leggibile per bambini che ha trovato in casa e se l’è portato nel suo nuovo regno.
Probabilmente il vivere da solo per tanto tempo, quanto? poi, lo ha reso autonomo e decisionista. Ancora non ho capito come ha preso tutta questa situazione, perché sembra essere sempre vissuto così. Forse i bambini si adattano facilmente, o rimuovono velocemente le situazioni negative. Sarà che per loro è sempre tutto un gioco e ogni volta si gira pagina e vai, sarà che sta solo dandosi coraggio (la mamma gli ha detto che deve essere forte e non deve piangere) e prima o poi crollerà, non lo so. Non ho mai avuto figli, quindi non conosco le loro reazioni e ho paura di dover affrontare il momento in cui comincerà a chiedere dei genitori, a piangere perché ha paura. Ma sono cose di cui mio occuperò quando si presenteranno.
Chissà se l’umanità sarà tanto fortunata da potere un giorno avere studi psicologici sulla reazione dei bambini a quello che è successo.
Ora c’è da ‘fare la spesa’.
“Ma dobbiamo uscire per andare al negozio, e fuori potremmo incontrare quegli uomini cattivi.”
“Ma tu non hai paura di loro, l’altro giorno ne hai picchiato uno e l’hai fatto stare buono.”
Forse i mutanti delle sue storie a fumetti hanno sempre una soluzione per tutto e basta una parola magica per risolvere la cosa.
Anche in questo io non sono buono. Io sono cresciuto con Topolino. Mio padre non mi faceva leggere altro. Ricordo ancora oggi con vergogna (chissà poi perché dovrei provare questo sentimento, in fondo non avevo fatto nulla di male) quella volta che rientrato a casa con un Tex invece che col solito Topolino, lui mi fece tornare in edicola a dire che mi ero sbagliato e volevo Mickey Mouse. E Topolino combatteva dei cattivi che in fondo non erano cattivi, che se perdevano piangevano e, soprattutto, non morivano. Non moriva mai nessuno in quelle strisce. Io da piccolo non ho mai ucciso nessuno, nemmeno nella fantasia.
Carlo mi guarda, aspettando una mia decisione, sono io l’adulto dei due. Alla fine le sue argomentazioni sono più che valide: si deve pur mangiare, che sia nutella o carne in scatola prodotta prima del 2014, come vogliono alcuni sopravvissuti.
Devo preparare un piano d’azione. Non lo voglio lasciare da solo, neanche per qualche ora; come dice il buddismo: se salvi la vita a qualcuno, ne sei responsabile per sempre, e per me è così. E poi in due si può portare più roba, lui può conoscere posti che io non conosco dove andare a ‘fare la spesa’.
Ci sediamo in salotto. Gli chiedo di scrivere su un pezzo di carta quello che c’è da prendere, per farlo sentire importante; io aggiungo qualche altra cosa. Alla fine la lista comprende una quindicina di cose equamente ripartite tra desideri miei e suoi.
“Dove potremmo andare? Che posti conosci?” gli chiedo.
“Il market vicino a dove ci siamo incontrati è vuoto, quindi mettiamoci una croce sopra” e fa un gesto eloquente con tutte e due le mani. “La mamma va spesso in quell’altro in fondo a corso Prestinari, quello nella piazza di fronte il benzinaio.”
La sua mamma va spesso. Certo, perché lui aspetta sempre che in qualsiasi momento lei bussi alla nostra porta e se lo riporti a casa.
“Ok, vada per quello. Però ci dobbiamo organizzare bene, per non fare brutti incontri. Dobbiamo tenere gli occhi aperti e camminare al centro della strada, lontano dai negozi, perché ci potrebbe essere qualcuno cattivo lì dentro”.
“Va bene” mi risponde col tono di chi ha capito ed è pronto all’azione. Poi aggiunge un po’ più sottovoce “Possiamo passare dall’edicola? Voglio vedere se c’è l’ultimo numero di Dranwall. E’ tanto che non arriva e magari questa settimana l’hanno portato”
E’ fiducioso, Carlo. Magari Dranwall, chiunque o qualsiasi cosa esso sia, è riuscito in una delle sue imprese e ha fatto arrivare in edicola la sua ultima avventura.
Va bene, gli rispondo; non sono ancora pronto per iniziare con lui il discorso per spiegargli che niente di quello che non c’è ora, potrà tornare, almeno a breve, neanche i suoi genitori.
Questa cosa sembra ridargli ottimismo, questa concessione di andare in edicola. Forse se Dranwall c’è, le cose potranno ricominciare ad andare come sono sempre andate. Sarà il pioniere di un mondo che riprende a girare per il verso giusto. Questo nella sua mente di bambino di dieci anni.
E anche nella mia anima di adulto di cinquanta: Dranwall è la speranza, il segnale della riscossa, forse della rivincita di un mondo normale su uno anormale, o forse inconsueto o irregolare. Perché non è indifferente quale termine usare per descrivere quello che ci circonda; ‘le parole sono importanti’ diceva quel regista e attore di qualche anno fa. Il mondo nuovo, definitivo se non ci saranno cambiamenti, sarà forse l’ultimo possibile per la nostra specie umana, per come l’intendiamo noi adesso. Perché se l’uomo nuovo sarà quello che esprime la propria superiorità uccidendo e mangiando chi considera inferiore; se il nuovo mondo avrà parametri più aggressivi per misurare il valore degli uomini e delle cose; se questa nuova umanità è solo un passaggio naturale perché, come diceva Ariano l'evoluzione di una specie non avviene gradualmente, ma grazie a creature difformi che però si adattano meglio delle altre all'evoluzione dell'ambiente circostante, allora gli anormali siamo noi: io, Carlo, Dranwall. Loro sono solo inconsueti, sono l’alterazione della realtà, di questa realtà; e alla fine, quando diventeranno la maggioranza perché ci avranno mangiati quasi tutti, saranno loro la realtà.
Carlo si sta già preparando per uscire; andiamo a “fare la spesa”. Ma prima passiamo dall’edicola; magari è uscito l’ultimo numero di Dranwall.
T.

6 commenti:

  1. Molto riflessivo e poetico, praticamente si dimentica l'atmosfera da apocalisse che ha generato la situazione stessa di convivenza.
    Comunque "Ariano" sta per pagare il conto... questo week end ne saprai qualcosa di più.

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  2. (porsonaggio off) Ok, aspetterò di avere notizie del tuo 'Ariano', perché mi interessa vedere fino a che punto riesce a reggere la sua posizione. Grazie per il commento, ma penso che tutti stiamo dando il massimo in quest'avventura di scrittura.
    Temistocle

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  3. (personaggio off).
    Tra tutti i post che hai scritto, ti devo confessare che questo è quello che mi è piaciuto di più.
    Ciao.

    RispondiElimina
  4. @ Nick: sì, anch'io mi sono divertito a scriverlo, ci sto prendendo gusto a questo nuovo compagno di disavventure. Vedremo come andrà.
    Temistocle

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  5. Spero che la "spesa" sia andata bene senza "intoppi". Carlo può essere la tua salvezza, avere qualcuno affianco è la via per non perdere la ragione, per mantenere saldo lo spirito.

    Buona fortuna a entrambi.

    Gianluca

    (fuori personaggio): l'ho detto e lo ripeto, mi piace molto il tuo stile! :)

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  6. @ Gianluca: (personaggio off) ti ringrazio per il complimento (personaggio on - spoiler) purtroppo è ora che arriveranno i problemi e Carlo sarà compagno di viaggio per un po', poi ...
    Temistocle

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